Maggio-Giugno-2014

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2014 34 to degli alunni. Sa quindi ridurre le difficol- tà per i più deboli creando nella salita della conoscenza opportuni gradini intermedi o richiedendo solo le parti più semplici. • Non è succube del libro di testo, ma lo sa correggere e integrare con altri documenti, anche personalmente preparati. Nello stesso tempo utilizza le parti positive del testo abi- tuando gli alunni a «leggere di matematica». • Quindi non utilizza il libro solo come eser- ciziario; evita esercizi troppo ripetitivi che mirano essenzialmente all’addestra- mento o esercizi che hanno poco senso o che creano noia o eccessiva fatica. • Sa creare situazioni di apprendimento atti- vo: con problemi significativi collegati an- che alla realtà extrascolastica, con itinera- ri concettualmente importanti che stimoli- no negli allievi creatività e ragionamento. • Si sa collegare con i docenti delle altre di- scipline e con i percorsi della scuola che precede e di quella che segue (curricolo in verticale). • Tiene in gran conto la didattica laborato- riale, sa cercare o costruire dispositivi e strumenti didatticamente utili e trova spesso situazioni favorevoli che consenta- no di introdurre nuovi argomenti partendo da situazioni problematiche stimolanti in cui gli alunni siano parte attiva, manipo- lando materiali, facendo congetture e ve- rifiche e arrivando a verbalizzare il proce- dimento seguito ed eventualmente la re- gola cui si è pervenuti. • Coltiva il gusto personale della ricerca, esegue prima personalmente le prove, gli esperimenti, gli esercizi che darà agli alunni per capirne l’eventuale complessi- tà e per calibrare le varie richieste. • Sa proporre verifiche ben congegnate, da lui stesso ideate in relazione alle esperien- ze fatte, che contengano contemporanea- mente richieste semplici, alla portata di tutti, e domande più impegnative che mettano alla prova anche i più provveduti. • Conosce quali sono i concetti importanti che l’alunno deve fare suoi e cura il per- corso con cui egli ci può arrivare. • Gratifica ogni allievo che acquista il livel- lo di competenze adeguato alle sue capa- cità e alla sua personalità. Come si vede, si chiede molto per la competenza dell’alunno ma ancor più si chiede al docente per la sua competenza... Viene spontaneo interrogarsi: non ci sono stati in ogni tempo insegnanti che miravano alle competenze degli allievi oltre che alle loro conoscenze e abilità? Certamente sì, quello che oggi diventa più esplicito e for- malmente richiesto è sempre stato patrimo- nio di docenti che avevano a cuore una for- mazione vera e completa dei loro allievi. D’altra parte anche oggi, pur essendoci nor- me esplicite in merito alla competenza, non è assolutamente detto che questa dimensio- ne entri nella coscienza e nella professiona- lità del docente. Su questi aspetti dell’inse- gnamento è opportuna una riflessione per- sonale e comunitaria. È attraverso un miglioramento di tutto l’insegnamento curricolare che si formano allievi competenti. Per fare un esempio di attualità: è artificioso e inutile allenare gli allievi alle prove INVALSI attraverso esercizi intensivi in ore sottratte al percorso curri- colare. Si tratta invece di attuare, attraver- so il curricolo, un insegnamento che formi allievi competenti, in grado di affrontare anche prove diverse dal solito. Alcuni esempi Vorrei ora offrire alcuni semplici esempi, tratti dall’insegnamento attuato, per vede- re concretamente come le competenze di un allievo possono dipendere anche dal tipo di insegnamento ricevuto. Un primo esempio È dato il numero a = 2 x 32 x 5 x 11 Rispondere, senza aver calcolato il nu- mero, alle domande: è pari o dispari? per quale cifra termina? è multiplo di 55? è multiplo di 7? Per rispondere non ci sono grandi calcoli da fare, c’è solo da scoprire le proprietà di un numero espresso come prodotto di fatto- ri primi. Evidentemente è una domanda che si può fare ad alunni che abbiano già affron- tato la scomposizione in fattori primi. Ma quale senso ha per loro la scomposi- zione? è solo un mezzo per trovare M.C.D. e m.c.m. fra più numeri, applicando una re- gola imparata? Oppure l’insegnante ha lavo- rato ad ampio raggio sulle tante proprietà

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