Maggio-Giugno-2014
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2014 24 che non si possa parlare di contenuti omo- genei, resi tramite tecnologie diverse. Piut- tosto, si tratta di tecnologie diverse che danno forma a contenuti diversi. Che fare, allora? Tre cose, soprattutto, almeno a mio avviso. 1. Profittare di questa fase, in cui due ma- trici di sapere sono contemporaneamente in gioco (la forma libro e la forma rete) per avviare confronti che impegnino la natura e l’organizzazione dei saperi: quella che abbiamo ereditato è una scuo- la troppo scrittoria, con troppo poca so- norità e visione, che invece sono prero- gative della tradizione italiana; Verdi è conosciuto in tutto il mondo, e pure Leo- nardo, ma nella scuola non hanno il rilie- vo che dovrebbero avere perché questa scuola è legata ad un impianto culturale e tecnologico che risale a due secoli fa; dunque, non si può evitare di provvedere ad un ripensamento complessivo dei sa- peri scolastici, a partire dall’area più de- licata e in crisi, oggi, quella umanistica, la stessa che il multimediale, se corag- giosamente inteso e praticato, permette di rivitalizzare; 2. Accettare con disponibilità e serenità l’emergere di nuovi stili di apprendimen- to e di insegnamento, quelli promossi dal digitale e dalla rete, dove la logica della condivisione e del reciproco aiuto tende a prevalere su quella dell’isolamento concorrenziale; sperimentare serena- mente una nuova condizione docente, fuori del piedistallo di un’autorità sem- pre più destituita di fondamento e den- tro le dinamiche reali di soggetti che cre- scendo assieme sollecitano noi stessi a crescere assieme. 3. Rendersi conto che un’innovazione tec- nologica, da che mondo è mondo, avvie- ne quando il precedente ordinamento tecnologico mostra di non avere più den- tro di sé risorse propulsive; la forma scuola, più precisamente il modello di trasmissione accademica del sapere che è stato in vigore per tanto tempo sembra aver esaurito la sua carica. Insomma, non possiamo presentarci al- l’appuntamento con il domani (quello che vivranno i nostri allievi) con un modello di didattica vecchio di cinque secoli e un mo- dello di sapere vecchio di due. Chi pensa di poterlo o doverlo fare è destinato, in bre- vissimo tempo, ad alienarsi il consenso dei giovani e, di qui a poco, della società tutta. Approfondimenti Chi provi curiosità per i temi qui trattati e per il mondo in cui sono trattati è invitato a seguire il blog del gruppo universitario di cui sono responsabile, al seguente indirizzo: http://ITAonline.wordpress.com . Lì troverà analisi e suggestioni innumerevoli, utili, ci si augura, a far fare i conti con quel che cambia, sul fronte dell’apprendere, e del come cambia. Coerentemente con l’impo- stazione che ho dato al mio discorso da tempo pubblico opere esclusivamente in versione digitale, come documentano i se- guenti titoli: Immobile scuola. Alcune osser- vazioni per una discussione , Milano, Castel- loVolante, 2011; Storia e pedagogia nei me- dia (con Mario Piredu), Roma, Gara- mond/Amazon, 2012; Pedagogia della mor- te , Milano, Doppiozero, 2012; Adottare l’e- learning a scuola . Edizione 2013, Roma, Ro- berto Maragliano ( self publishing distribuito da Narcissus.me), 2013. Se poi si desidera andare più a fondo dei temi in gioco non posso evitare di segnalar- gli due opere di evidente spessore filosofi- co: David Weinberger, La stanza intelligen- te. La conoscenza come proprietà della re- te , Torino, Codice, 2012; Michel Serres, Non è un mondo per vecchi. Perché i ragazzi ri- voluzionano il sapere , Torino, Bollati Borin- ghieri, 2013.
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