Maggio-Giugno-2014
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2014 22 farlo. Ma sarebbe poco elegante. Credetemi e credeteci sulla parola. Non è tutto. A cementare l’accordo in- tervengono due altri elementi, i soldi e i poteri. Area soldi. Lo sapete, esiste il dirit- to d’autore, cioè la quota del ricavo delle vendite che dovrebbe andare all’autore. Dovrebbe. Di fatto, da che mondo (stampa- to) è mondo (stampato) a gestire il diritto d’autore è l’editore, che detiene il diritto di riproduzione del bene (chi sa l’inglese di- ce copyright ). Se ho usato il condizionale è perché sono molto rari, da qualche tempo pressoché nulli, i casi in cui all’autore è ri- conosciuto un diritto. Al contrario, poiché quello dello scrittura è, per l’accademico, un dovere (se no, niente carriera!), l’edito- re può bellamente astenersi dal rispettarne i diritti. Anzi, addirittura chiederà all’auto- re stesso di contribuire alla pubblicazione, né questi si sottrarrà alla richiesta, dispo- nendo di un qualche fondo personale o, me- glio, «di ricerca». Area poteri. Corollario di tutto questo (non tutte le disgrazie vengono per nuoce- re) la pesante normativa recentemente in- trodotta a proposito della valutazione della ricerca scientifica, con l’ossessiva osservan- za del principio del referaggio, fa sì che l’alleanza tra editore e professore sia anco- ra più stretta. Io editore non mi limito a pubblicarti un libro, ti metto nelle condi- zioni di varare una «tua» collana, nel cui comitato scientifico metterai i tuoi alleati (tra questi è opportuno che ci sia uno stra- niero o meglio ancora un oriundo), ciascuno dei quali poi ti farà entrare nel comitato scientifico di una collana analoga. Così fa- miglie accademiche e famiglie editoriali ce- menteranno la loro alleanza di economia e potere. Nei migliori e più virtuosi dei casi, infine, l’editore ospiterà, nel giornale di cui è pro- prietario, o su cui proietta la sua ombra, le considerazioni critiche dell’intellettuale ac- cademico, a proposito della serietà degli studi e del suo essere prerogativa esclusiva del villaggio cartaceo. Ahi sì, perché, dimenticavo, tutto questo marchingegno sta in piedi se a reggerlo c’è la carta. Basterebbe fare adeguate iniezioni di digitale, di buon digitale, e questa archi- tettura inizierebbe a sfaldarsi. Avverrebbe lo stesso se si provasse ad abolire il valore legale del titolo di studio. Sarà anche per questo che qui in perife- ria si parla di MOOCs o di social reading sol- tanto nella chiave della cautela? Ve l’avevo detto che il discorso sarebbe stato malizioso! 2. È sì un discorso malizioso, ma che, al- meno a mio avviso, è doveroso proporre. In caso contrario, molti dei possibili ragiona- menti sulle prospettive che il digitale apre alla didattica scolastica e alla professionali- tà docente rischiano di risultare niente più che dei «vorrei ma non posso». Di fatto occorre rendersi conto che il passaggio al digitale, sia pure in forma late- rale o parziale, non costituisce un semplice cambio di veicolo. Anche se molti pensano e agiscono in questa chiave, chiunque faccia esperienza diretta di «vita dentro la rete e il digitale», cioè sia disposto a riambientare molte delle sue pratiche dentro questo spazio, non in- contra difficoltà a riconoscere che: • tutto ciò cambia il proprio modo di defini- re e gestire l’esperienza, sia con l’altro sia con il sapere; • questo modo diverso può convivere con quello cui si è abituati o può includerlo al suo interno, trasformandolo; • in gioco ci sono non tanto questioni tecni- che, su come abituarsi ai dispositivi, quanto questioni psicologiche vale a dire come predisporsi ad interiorizzare critica- mente le nuove abitudini, senza doverle subire, e come mantenere il più possibile un confronto attivo e dialettico fra vec- chie e nuove abitudini; • non mancano, anzi ci sono e hanno un pe- so rilevante, questioni culturali, relative alla diversa forma che assumono i saperi per effetto di una logica che, come quel- la reticolare, trova il suo punto di forza nei collegamenti tra i diversi elementi della conoscenza e tra i soggetti che li detengono. In altri termini, sono dell’idea che nessu- na azione educativa possa essere efficace- mente condotta in ambiente digitale e di rete se chi intende farsene carico non è pri- ma di tutto e con una qualche convinzione e
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