Maggio-Giugno-2014
IL MULTIMEDIALE NELL’INSEGNANTE E NELLA SCUOLA Roberto Maragliano, Professore ordinario - Università Roma Tre - Roma 1. Non spaventatevi se comincio con la questione universitaria, lo faccio per inqua- drare meglio quella scolastica, visto che, lo si voglia o no, se ne sia o no consapevoli, quanto si fa in sede universitaria costituisce tuttora un riferimento, se non addirittura un modello per il pensiero e l’azione della scuola. Vi siete mai chiesti come mai, qui da noi, sono così tante e così frequenti le prese di posizione di intellettuali accademici in dife- sa del libro a stampa e in opposizione al li- bro digitale? E già, come mai? Dire che di- fendono lo status quo è rendere omaggio a Catalano. Già, ma perché lo fanno? Provo una risposta qui, forse apparirà maliziosa ma, convenitene, a pensar male… (e così introduco il secondo omaggio alla memoria). Di fatto l’università italiana e l’editoria italiana non se la passano davvero bene. La prima lamenta un drastico calo dei finanzia- menti e una significativa diminuzione delle iscrizioni (oltre che i vecchi e mai curati malanni, primo fra tutti quello del nepoti- smo autoreferenziale). La seconda soffre di una dolorosa crisi delle vendite (ma anche dei suoi antichi malanni, primo fra tutti l’elitarismo). Come spesso avviene in casi simili, le due povertà decidono di incontrarsi e soccorrersi vicendevolmente. Per un certo verso si può dire che questa decisione è nelle cose, con- siderato che, come documentano tutti gli studi sulla nascita delle università e sulla conseguente necessità di disporre di testi in più copie, la vicenda storica delle due realtà è fin dall’inizio, che coincide con la fase de- clinante del Medioevo, caratterizzata da forti elementi di reciproco intreccio. Però, come avviene e si giustifica, allo stato attuale, questa pratica del mutuo soc- corso? Si fa presto a dirlo. Soprattutto, poi, se lo si fa in relazione alla mia area di espe- rienza, le scienze umane, e al suo interno quelle interessate alla problematica educa- tiva. Dunque, un settore accademico ed editoriale che più di altri denuncia, oggi, una condizione di sofferenza. Basterà, per darsene conto, andare a cercare, in una grande libreria cittadina, lo scaffale dedica- to agli studi pedagogici e al sostegno cultu- rale e professionale della docenza scolasti- ca; se mai si riuscirà a rintracciarlo risulterà ben più ridotto, quanto a dimensioni e pro- poste, di quanto non fosse, per esempio, fi- no a qualche anno addietro. I due soggetti, dicevo, si incontrano e si soccorrono. L’editore e il professore. Il pri- mo chiede al secondo di scrivere testi adot- tabili, anzi, fuori di ogni ritegno, testi adot- tati: «quante adozioni mi porti? quali altri insegnamenti oltre al tuo potrebbero essere interessati all’adozione?». Non gli interessa la saggistica, che risaputamente vende po- co, ed è costituzionalmente «di parte», no, vuole solo ed esclusivamente manuali, che sono meno personali e possono viaggiare più facilmente da un ateneo all’altro (que- sto generalmente non avviene o avviene po- chissimo, ma la cosa non turba il solerte editore, l’importante è avere un bel catalo- go da far girare). Dall’altra parte c’è il pro- fessore, o chi per lui, che scrive manuali, operazione decisamente meno ardua dello scrivere saggi, perché, come ognuno sa, i manuali si riscrivono a partire da quelli esi- stenti, secondo una catena che può diven- tare virtuosa se quel «chi per lui», essendo giovane (ma non troppo, eh!) e conoscendo le lingue attinge a terreni vergini (di italica copiatura). L’accademico che legge queste note è in grado di fare un elenco di esempi (evitando di metterci il nome suo). E io stesso potrei 21 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2014
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