Maggio-Giugno-2014

17 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2014 quelli privati sono scesi al 17 per cento del Pil, il livello più basso del secondo dopo- guerra). Molti dei posti di lavoro perduti non potranno rinascere com’erano. Servo- no nuovi, diversi posti di lavoro. Aumenta- re la produttività è necessario ma deve ri- mettersi in moto anche la domanda aggre- gata. Il Governatore della Banca d’Italia ha detto, nelle sue recenti «Conside- razioni finali», che tra gli interventi di riforma più urgenti non ci sono nè la spending review , né il fisco, ma quelli che riguar- dano la tutela del- la legalità. L’Italia di oggi sconta uno spread etico, non solo economico. E da quello non la può salvare la BCE, ma solo la buona politica. Un Paese che ha davanti solo un mercato in cresci- ta, quello delle esportazioni, non può evitare di es- sere competitivo al livello globale. Ne- gli ultimi 40 anni, la politica econo- mica e finanziaria italiana si è caratterizzata soprattutto per una sequela di riforme mancate: dalla ri- mozione dei nodi strutturali alla ridefini- zione dei beni pubblici, dalla diffusione di concorrenza e liberalizzazione, alla preci- sazione dei ruoli delle istituzioni economi- che sia a livello macro che a livello micro economico. Non hanno trovato spazio fi- nanziario né una politica efficace per il Mezzogiorno né quella di un riequilibrio della tassazione delle rendite finanziarie. Vanno fatte le riforme, non basta an- nunciarle. In molti casi i loro benefici sono inevitabilmente differiti nel tempo. Ciò vale, ad esempio, per gli interventi sul si- stema scolastico e formativo. Per il Censis è allarme scuola: amianto e soffitti che crollano, il 60 per cento degli istituti (24000 edifici) è fuori norma. Ma questo non è un motivo per rinviare l’azione. Il li- vello di istruzione e di competenze su cui può contare il sistema produttivo italiano è inadeguato: in una recente indagine del- l’OCSE, l’Italia fi- gura all’ultimo po- sto per le compe- tenze funzionali di lettura e al penul- timo per quelle numeriche. Il di- vario con la media degli altri paesi è presente anche tra i più giovani. Ed è più alto al cresce- re del titolo di studio. Negli anni si è radicato un principio di irre- sponsabilità della nostra classe poli- tica secondo il cri- terio per cui nes- suno deve rispon- dere degli errori che ha commesso. Il mondo oscilla tra la mondializza- zione liberale (in parte responsabile della crisi finan- ziaria mondiale) e due minacce contrapposte ma sempre più verosimili: il protezionismo e la globaliz- zazione sociale (che prefigura il dumping sociale perché minaccia di estendere alle popolazioni dei paesi avanzati meno com- petitivi i rendimenti e le condizioni di la- voro dei paesi emergenti previsti dai teo- remi dell’economa internazionale). La cri- si della Grecia, seguita da quella degli al- tri PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, Gre- cia, Spagna) può essere un sintomo del passaggio di consegne del potere economi- co tra Occidente e Oriente: tra un mondo che cresce e risparmia e uno che stagna consumando più di quanto produce.

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