Maggio-Giugno-2014

15 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2014 ripresa economica europea nel lungo pe- riodo. In effetti, sono stati già compiuti alcuni progressi: i paesi più colpiti dalla crisi hanno migliorato la loro posizione competitiva iniziando a varare le riforme. Si devono continuare a sviluppare anche le istituzioni europee. È nata l’Autorità di vi- gilanza bancaria dell’UE, l’unione bancaria sarà varata quest’anno. Banche più sane potranno compiere meglio il loro impor- tante ruolo per l’economia reale. Ma sa- rebbe fuori luogo pensare che siamo fuori dalla crisi. Si deve continuare a compiere sforzi per creare le condizioni dell’innova- zione e del rafforzamento della competiti- vità e, soprattutto, ricordare che la politi- ca monetaria non è un surrogato delle ri- forme. Senza queste anche la nuova tec- nologia perde rilevanza. Il modello europeo è ammirato dal re- sto del mondo e continua ad essere il rife- rimento delle politiche di integrazione economica nelle regioni planetarie. Anche per questo esso va mantenuto sempre più stabile. L’adozione di regole comuni di go- vernance hanno completato il Patto di Sta- bilità e Crescita e hanno impresso un’ac- celerazione inattesa al processo di inte- grazione in un mondo che si chiede come la democrazia potrà vincere la sfida di al- tri sistemi politici, efficienti ma non soste- nibili, non ecologici, non sociali, non de- mocratici. In generale le politiche dell’UE non sono state inadeguate per far fronte alla crisi. E tuttavia l’attuazione immedia- ta del fiscal compact rischia di rendere tutti perdenti, a nord e a sud, tranne le banche. Il rigore è servito a sanare i conti pubblici, anche se il debito rimane intolle- rabilmente alto. Ma i costi dell’ austerity , combinati con la Grande crisi sono stati micidiali. La crescita latita e la deflazione incombe in diversi paesi dell’Eurozona. Le alternative oggi proposte dai partiti euroscettici sono quelle di sottoporre a re- ferendum la permanenza nell’Eurozona e di adottare una sussidiarietà impropria che riporti molti poteri europei a livello nazio- nale. Abolire gli Accordi di Schengen, ad esempio, significa abbandonare i singoli paesi ai loro problemi di immigrazione. Le grandi masse non hanno i requisiti di rifu- giati politici della convenzione di Ginevra e tuttavia non si può eludere, a livello eu- ropeo, il grande problema internazionale di come gestire flussi attratti dalla ricerca della salvezza della vita, ma anche del be- nessere e che non sono temporanei, data la diseguaglianza nella distribuzione del reddito mondiale tra Nord e Sud del mon- do. Dire che l’euro ha alternative migliori è un nonsenso sotto molti profili che van- no dalla stabilità monetaria alla stabilità finanziaria, dalla capacità di co-decidere il ciclo dell’attività economica mondiale, attraverso la politica dei tassi d’interesse, alla possibilità di avere una voce non irri- levante in seno ai board delle istituzioni internazionali e quindi sull’evoluzione geopolitica del globo. Il futuro dell’Europa dipenderà dal co- raggio e dall’intesa, ma anche dalla lungi- miranza, di chi non vuole arrestare il pro- cesso di integrazione eliminandone però le asimmetrie nella distribuzione dei costi e dei benefici, contro le minacce e le paure degli altri. Per lungimiranza si intende l’attenzione a governare il processo senza dimenticare la storia, ovvero ricordando che, nei secoli, le unioni politiche sono nate o coercitivamente, come esito di conquiste militari, o da politiche di difesa comune - oltre che monetarie - e fatte proprie liberamente per un sentimento profondo di appartenenza e di condivisio- ne di lingue, culture, religioni, tradizioni. Vanno perciò denunciate le semplificazioni spesso usate nel linguaggio politico da chi vede l’unità dell’Europa in modo strumen- tale per scaricare sugli altri paesi gli esiti pesanti delle colpe e degli errori compiuti dalle politiche nazionali nei decenni pre- cedenti. Oggi, la bassa inflazione è una sfida grave e la BCE è pronta a tutto, anche all’acquisto diretto di titoli sovrani, con l’accordo della Bundesbank. Le iniziative sono imminenti per l’interazione dei tassi di cambio e delle aspettative d’inflazione a medio termine. L’alto cambio dell’euro sta contribuendo alla bassa inflazione, in- fluendo positivamente sui prezzi all’im- portazione (diminuendoli) e negativamen- te sui prezzi all’esportazione (aumentan-

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