Maggio-Giugno-2014
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2014 14 L’UNIONE EUROPEA E L’ITALIA DOPO LE ELEZIONI DEL 25 MAGGIO Gian Cesare Romagnoli, Università Roma Tre - Presidente nazionale dell’AIDU I 28 paesi dell’Unione Europea sono ap- pena usciti da una elezione che ha visto penalizzati i governi nazionali di alcuni paesi. Ciò è accaduto soprattutto in una Francia che si sente sempre di più nel- l’ombra della Germania e in un Regno Uni- to fortemente contrario a qualsiasi avan- zamento del disegno di Europa unita. Tut- tavia molte delle letture proposte per spiegare il successo dei partiti euroscettici non sono convincenti. Lo stesso termine euroscettico è mal posto perché indica un problema dell’Europa in sé piuttosto che la politica di austerità imposta dai paesi creditori del Nord dell’UE ai paesi debitori del Sud. Essa aveva lo scopo di favorire ri- forme istituzionali e strutturali per ristabi- lire la capacità competitiva dei paesi del Sud, una condizione necessaria per prose- guire il processo d’integrazione continen- tale. La gran parte dei paesi del Sud mag- giormente colpiti dalla crisi (Italia, Spa- gna, Portogallo, Grecia, Irlanda) non ha tuttavia mostrato una diminuzione del consenso per l’UE. Ciò mostra che la crisi della periferia dell’euro non è stata adde- bitata solo al «comportamento non solida- le» della politica tedesca durante la crisi ma anche al malgoverno di questi paesi. Il voto del 25 maggio ha innescato in Europa un processo difficilmente arresta- bili. Ora, dopo l’entrata in vigore del nuo- vo Trattato di Lisbona, i singoli paesi non dispongono più di un diritto di veto. Il Pre- sidente della Commissione deve essere il vincitore delle elezioni europee (Juncker o Schultz). Qualunque altra scelta colpirà al cuore il progetto europeo. La nomina del Presidente avviene a maggioranza qualifi- cata e il Regno Unito cerca alleati tra i paesi più euroscettici (Olanda, Svezia, Un- gheria) per eludere questa occasione di le- gittimazione democratica. Ma l’attuale deriva politica inglese potrebbe rafforzare notevolmente le spinte secessioniste degli scozzesi, tradizionalmente laburisti, spin- gendoli ad abbandonare, a loro volta, il Regno Unito per restare in Europa. Nel nuovo Parlamento i partiti europei- sti restano in larghissima maggioranza, no- nostante la clamorosa avanzata degli euro- scettici ma la situazione del dopo voto esi- ge che i leader politici diano nuove rispo- ste all’Europa. Per la prima volta il Parla- mento europeo trae legittimità proprio dal fatto che gli avversari dell’Europa unita hanno ottenuto voti e seggi. Il paradosso è che a contestarla vi siano quegli antieuro- peisti che in ogni occasione hanno lamen- tato la scarsa legittimità democratica del- le istituzioni comunitarie. Dopo la riunificazione tedesca è cam- biata la mentalità nella Repubblica fede- rale. In questo modo l’Unione europea, proprio durante la sua crisi peggiore, ha perduto la voce tedesca cui era abituata, la voce che chiedeva con insistenza più in- tegrazione. Ma nella sua richiesta di au- sterità fiscale, appoggiata dai paesi mem- bri del Nord, si può vedere l’intento di rafforzare, ampliandola a tutti i paesi, la
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