Maggio-Giugno-2014
13 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2014 scientifica, il benessere della popolazione (aumento dei salari, diminuzione dell’orario di lavoro, prestazioni crescenti dello Stato sociale, ecc.). Il continuo miglioramento del tenore di vita era dato per scontato, e veni- va considerato come un diritto , mentre in- vece dipende anche da circostanze esterne che né i cittadini né i governi possono inte- ramente controllare. Perdura il silenzio di tutti i governi dei Paesi ricchi sull’ inevitabi- lità di una certa riduzione del tenore di vi- ta , conseguente allo sviluppo della globaliz- zazione (si veda il paragrafo 1/b, punto 2). In Europa i cittadini che eleggono i parla- menti ignorano questi fatti, ed è quindi molto improbabile che i neoeletti trovino il coraggio per dire loro che la crescita del benessere non può proseguire, e che i Paesi che non investono importanti risorse nella creazione di nuovi brevetti non possono evi- tare qualche passo indietro. Del risultato delle elezioni ciò che più appare preoccupante è il relativo successo, in tutti i Paesi, dei partiti ostili all’euro (al- cuni anche all’Unione europea), successo ottenuto tacendo la realtà o deformandola. -Tra le numerose false verità fatte circo- lare, la più grossolana riguarda i vantaggi che un Paese trarrebbe dall’uscita dall’eu- ro per tornare alla sua vecchia moneta, la cui forte svalutazione rilancerebbe le esportazioni e quindi la crescita economi- ca; però si tace sulle inevitabili conseguen- ze: perdita di valore dei salari, delle pen- sioni, dei titoli di Stato e di tutti i risparmi, forte aumento del costo di tutte le impor- tazioni (dalle quali particolarmente dipen- de l’Italia: si veda il paragrafo 1/b, punto 1), crisi gravissima di tutte le banche per la svalutazione del proprio capitale, costituito in parte notevole da titoli di Stato del pro- prio Paese, e conseguente drammatico ag- gravamento delle difficoltà per erogare credito alle imprese e alle famiglie. -Gli antieuropei lamentano che l’Italia contribuisca con fondi rilevanti (5) al capi- tale della Bce e del Fondo salva Stati, senza averne mai tratto un qualche vantaggio. In realtà nel 2011 il nostro Paese ha rifiutato l’aiuto che l’Europa gli offriva, non perché non ne avesse bisogno, ma soltanto per non dover sottostare al controllo sul proprio bi- lancio da parte della famosa troika (Fondo monetario internazionale, Bce, Commissio- ne europea), che avrebbe costretto i nostri politici a fare quelle riforme delle quali, finora, si sono limitati a parlare . -Inoltre gli antieuro tacciono sul fatto che la partecipazione alla moneta europea ha regalato ai Paesi indebitati (e quindi so- prattutto all’Italia, che ha il debito pubbli- co più elevato) una fortissima riduzione del- l’interesse che devono pagare ogni anno ai loro creditori, evitando in molti casi il falli- mento che sarebbe derivato dall’impossibi- lità di rinnovare i titoli in scadenza a tassi di interesse saliti a livelli proibitivi. -I nemici dell’euro affermano che gli aiu- ti europei finora erogati, in diverse forme, al Portogallo, alla Spagna, alla Grecia e al- l’Irlanda (aiuti resi possibili dai capitali con- feriti da tutti i Paesi), erano in realtà fina- lizzati a salvare le banche della Germania e di alcuni altri Paesi, forti creditrici dei Paesi aiutati; senza questi aiuti le banche non avrebbero ricuperato i loro prestiti. Quindi l’Italia accresce il suo debito per salvare le banche straniere, senza alcuna controparti- ta: ottimo motivo per abbandonare la mo- neta europea. I populisti antieuro non ag- giungono che se l’Europa non aiuta un suo Paese in difficoltà, i mercati finanziari in- ternazionali temono che le difficoltà si estendano agli altri Paesi deboli, e quindi pretendono, a compenso di questo rischio, interessi più elevati per acquistare i loro ti- toli. Nel 2011 lo ha dimostrato in modo inoppugnabile la crisi della Grecia: il ritardo con il quale è stata aiutata ha fatto impen- nare i tassi anche per i titoli spagnoli e ita- liani. Quindi la contropartita per aver con- tribuito a evitare perdite alle banche di al- cuni Paesi, non solo c’è stata, ma è tuttora operante nel rassicurare i mercati sui rischi dei titoli di Stato in euro, e quindi anche dei titoli italiani. (5) Ogni Paese contribuisce in proporzione al proprio Pil; L’Italia è il terzo contributore, dopo Germania e Fran- cia.
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