Maggio-Giugno-2014
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2014 12 5 - Egualmente si inganna l’opinione pub- blica presentando come un segno di rinata fiducia dei mercati finanziari nella nostra economia l’attuale calo dell’interesse che l’Italia deve pagare per i titoli di Stato di nuova emissione, misurato dal calo del dif- ferenziale (il famoso spread) rispetto ai ti- toli tedeschi. Come ho già ricordato nei precedenti articoli, si tratta della conse- guenza (oltre che del diminuito timore di una dissoluzione dell’euro) della grande quantità di dollari e di yen che gli Stati Uni- ti e il Giappone hanno immesso sui mercati finanziari per migliorare le condizioni delle loro economie. La massa di denaro in circo- lazione ha fatto calare ovunque i tassi di in- teresse, e il rendimento dei titoli più sicuri è sceso a livelli prossimi allo zero. Di conse- guenza molti investitori (soprattutto i fondi di investimento non speculativi e i fondi pensione, che devono assicurare un certo rendimento ai loro azionisti e ai pensionati) si sono visti costretti ad acquistare titoli, come quelli italiani, che offrono ancora un discreto interesse, titoli che in precedenza venivano evitati perché non privi di rischio (rischio che tuttora permane). Sono in molti a chiedersi perché la Bce si ostini a non imi- tare le Banche centrali degli Usa e del Giap- pone, creando liquidità per stimolare la crescita, eppure tutti gli europei dovrebbe- ro sapere che la creazione di liquidità da parte della Bce (mediante l’acquisto di tito- li di Stato dei Paesi in difficoltà, oppure mediante l’emissione di obbligazioni euro- pee -eurobond- oppure mediante il finanzia- mento a tassi bassissimi delle banche euro- pee) incoraggerebbe questi Paesi, in assen- za di un vincolante controllo preventivo delle Autorità europee sui loro bilanci , a continuare le politiche di spesa facile, estendendo il rischio alla Germania e agli altri Paesi virtuosi, i cui cittadini, giusta- mente, non ne vogliono sapere: perché mai un cittadino tedesco che paga le tasse ad un governo relativamente onesto (3) do- vrebbe assumere rischi per aiutare un Paese che non combatte la corruzione, l’evasione fiscale e il potere delle mafie, e non fa le altre indispensabili riforme? 6 - Possiamo a questo punto ricordare i principali ostacoli che tengono lontani dal nostro Paese i capitali, nazionali ed esteri, che potrebbero creare nuove imprese e nuova occupazione, ostacoli la cui elimina- zione costituisce il contenuto delle famose riforme. Mi limito a elencare i più impor- tanti, rimandando ad un successivo articolo il loro esame, che mostrerà aspetti assai poco noti del funzionamento di alcune isti- tuzioni del nostro Paese . -la diffusa corruzione ; -la generalizzata evasione fiscale ; -l’esasperante lentezza della giustizia ci- vile , che incoraggia a rimandare oltre misu- ra il pagamento delle fatture; -il crescente potere delle mafie , che dalle quattro regioni di origine si è ormai esteso in tutto il Paese; -la lentezza e l’inefficienza di quasi tut- te le strutture burocratiche , che anche quando non sono corrotte determinano rile- vanti aumenti dei costi per le imprese, e so- prattutto rendono inefficaci anche le mi- gliori leggi ; -una legislazione sul lavoro unica al mondo , che scoraggia le imprese ad assu- mere nuovi dipendenti. Dopo il 25 maggio: cosa ci si può at- tendere dal nuovo parlamento europeo. La cosa più importante che dovrebbe fare il nuovo parlamento, rivolgendosi soprattutto ai giovani per orientarli nelle loro attese e nelle loro scelte , è dire la verità sulla situa- zione del Vecchio continente, quella verità che, per motivi certamente comprensibili, non sta scritta nei manuali di storia, nem- meno in quelli universitari. La verità è che nei Paesi che per primi si sono industrializ- zati (Stati Uniti, Canada, Europa occidenta- le, Giappone, Australia, Nuova Zelanda) (4), per oltre un secolo la produzione di ricchez- za ha consentito di finanziare, insieme allo sviluppo dell’economia e della ricerca (3) «Relativamente» perché un certo livello di corruzione esiste in tutti i Paesi. (4) L’insieme di questi Paesi viene definito l’»Occidente» in senso economico, da non confondersi con l’Occidente in senso culturale, del quale ovviamente non fa parte il Giappone e che invece comprende l’intera Europa nonché l’America centrale e meridionale.
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