Maggio-Giugno-2014
11 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2014 l’altro, non poter pagare stipendi e pensio- ni, significherebbe cioè il fallimento totale dello Stato, e se ciò accadesse, l’Europa non sarebbe in grado di farvi fronte , a cau- sa delle dimensioni troppo grandi dell’eco- nomia italiana e quindi delle proporzioni del disastro. Sul mercato finanziario mondiale sparirebbe la fiducia non solo nell’Italia ma nella moneta europea, e ciò costituirebbe un grave danno per tutti i Paesi dell’euro- zona, Germania e Paesi virtuosi compresi. Dunque è interesse di tutti, anche dei tedeschi, evitare il fallimento del nostro Paese . Scopo dell’austerità è evitare questo fallimento, ma naturalmente, da sola , l’au- sterità non può evitare la chiusura delle im- prese o la loro fuga all’estero, né può far diminuire la disoccupazione. Che altro oc- corre? 1)- Insieme ad altre riforme che indiche- rò più avanti, quella fondamentale per riav- viare la crescita economica è la riduzione di almeno 15 punti del Ttr. È facile spiegare il silenzio su questo argomento: tagliare in questa misura il prelievo fiscale complessi- vo richiederebbe una pari riduzione della spesa pubblica , misura del tutto improponi- bile in un Paese democratico perché provo- cherebbe l’immediata ribellione delle cate- gorie colpite; il governo che cercasse non dico di realizzare ma semplicemente di di- scutere la possibilità di questa riforma, ver- rebbe spazzato via alle successive elezioni (2). 2)- La riduzione a limiti fisiologici della disoccupazione (attualmente in Italia supe- ra il 12 per cento, e quella giovanile supera il 40) è possibile soltanto se nuovi capitali, italiani e stranieri, vengono investiti per creare nuove imprese ( o per far crescere quelle esistenti ), che per funzionare devo- no necessariamente assumere nuovi dipen- denti. Ma i capitali arrivano soltanto se, ol- tre alla riduzione del Ttr, si realizzano le ri- forme strutturali di cui si parla da alcuni decenni senza che nessun governo abbia mai fatto qualcosa di incisivo, riforme tese ad eliminare altri pesanti ostacoli che, oltre alle tasse, impediscono la crescita dell’eco- nomia. 3 - Se la riduzione della spesa pubblica è improponibile nella misura necessaria per ridurre il Ttr, si può soltanto cercare di ot- tenere dalle Autorità economiche europee ciò che tutti, come si è visto, imperiosa- mente pretendono: una provvisoria deroga all’obbligo di un rapido azzeramento del deficit annuale del bilancio, utilizzandola per la riduzione delle tasse e per l’attuazio- ne di investimenti pubblici (che alleviereb- bero immediatamente la disoccupazione, mentre la creazione di nuove imprese ri- chiede qualche tempo). La richiesta di de- roga, in sé quanto mai sensata, sarà sicura- mente accolta se verrà accompagnata da un piano di riforme strutturali, presentato da un governo credibile agli occhi europei perché sostenuto da una maggioranza parlamentare coesa, che appaia in grado di far accettare al Paese i sacrifici neces- sari. I sacrifici includono una dolorosa com- pressione dei consumi, che potranno torna- re a crescere non a spese del debito (come molti oggi pretenderebbero), ma per l’au- mento del numero degli occupati, che ci sa- rà se le riforme verranno fatte e quindi nuovi capitali creeranno nuove imprese. Prima di indicare queste riforme, è utile ricordare alcune questioni che di solito ven- gono travisate o dimenticate. 4 - Si inganna l’opinione pubblica presen- tando come segno di fiducia nell’Italia l’ar- rivo di capitali stranieri che acquistano par- tecipazioni in imprese esistenti o ne rileva- no l’intera proprietà , perché si tratta di imprese che riescono a fare buoni utili per l’eccellenza dei loro prodotti o per la noto- rietà mondiale del loro marchio; purtroppo in questi casi l’occupazione non aumenta, e a volte si riduce per l’introduzione di mi- glioramenti nell’organizzazione. Ciò che non avviene (e che i politici naturalmente tacciono) è la creazione di imprese nuove e di nuovi occupati. (2) Lo conferma l’esempio della Germania, che deve la buona salute della sua economia alle drastiche riforme realizzate, prima del 2007, da un governo socialista, che fecero uscire il Paese dalla crisi che a quel tempo lo af- fliggeva ma che portarono quel governo alla sconfitta elettorale.
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