Maggio-Giugno-2012
nente di rimborsare alle scadenze future i ti- toli in euro, determinando un balzo verso l’alto dei tassi di interesse e quindi il crollo dell’economia europea . Si può insomma sintetizzare la situazione dell’Europa dicendo che il keynesismo è fini- to : al contrario di quanto sostenuto dal gran- de economista britannico J . M . Keynes, le cui geniali teorie nel secolo scorso furono per decenni il volano della straordinaria crescita dell’economia mondiale, oggi i governi euro- pei non possono continuare a stimolare la ri- presa economica indebitandosi . Il keynesi- smo ha funzionato fino a quando nelle ban- che giacevano risparmi improduttivi, che i governi prendevano a prestito e utilizzavano per attivare l’economia e accrescere la pro- duzione ; in tal modo aumentava automatica- mente anche il prelievo fiscale, applicato al- la accresciuta massa di ricchezza prodotta, consentendo di ripianare l’indebitamento . I molti, che oggi invocano Keynes per giustifi- care l’aumento della spesa e del debito dello Stato, dimenticano che ci troviamo in una si- tuazione esattamente opposta a quella pre- vista dalla teoria keynesiana : non c’è una massa di denaro inerte da mobilizzare a fini produttivi, mentre al contrario nelle banche la liquidità scarseggia . I cittadini rifiutano l’inevitabile riduzione del tenore di vita Lo stretto rapporto tra l’informazione e la democrazia Abbiamo visto (5) che la misura principa- le tra quelle necessarie per attirare investi- menti privati è la drastica riduzione del pre- lievo fiscale sugli utili delle imprese e degli oneri sociali a loro carico , realizzabile sol- tanto con un robusto taglio alla spesa pub- blica , e sappiamo anche che i governi euro- pei non tagliano la spesa perché verrebbero puniti dagli elettori, i quali rifiutano l’impo- verimento che ne deriverebbe . È il grande tema della crisi dei sistemi democratici , che fino all’agosto 2011 nessuno osava affronta- 7 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2012 te per intendere l’atteggiamento della Ger- mania . È suo interesse evitare il fallimento dei Paesi deboli, ma non le conviene affatto un’eccessiva riduzione del divario tra il tas- so di interesse dei suoi titoli e quello degli altri Paesi (il famoso spread ), perché grazie a esso le industrie tedesche aumentano la loro competitività, potendo finanziarsi a tassi di interesse inferiori (3) rispetto alle industrie concorrenti degli altri Paesi . Più spesa pubblica, più debito: l’errore dei neokeynesiani I critici della Germania fanno leva sulla contraddizione tra rigore dei conti pubblici e crescita economica (4), e infatti è vero che, se l’economia non cresce, i conti in ordine non sono sufficienti per creare nuova occu- pazione ; tuttavia essi trascurano il fatto che se il governo tedesco assumesse rischi senza possibilità di controllo, verrebbe immediata- mente spazzato via dagli elettori . Ma soprat- tutto ignorano quello che dovrebbe essere l’assunto di base per qualsiasi ragionamento sul futuro dell’Europa : una crescita non effi- mera, che aumenti durevolmente l’occupa- zione, esige la creazione di condizioni tali da favorire gli investimenti in nuove attività, attirando, dall’interno di ciascun Paese e dall’estero, i capitali privati disposti a cor- rere il rischio di impresa per realizzare pro- fitti . Fiammate di sviluppo, alimentate con capitali pubblici raccolti dagli Stati aumen- tando il debito o le tasse, nella situazione attuale non possono promuovere una cresci- ta duratura , mentre vengono realisticamen- te interpretate dalla finanza internazionale per quello che sono : soltanto un segno del- l’incapacità di abbandonare la vecchia stra- da europea della finanza fondata sul debito, finalizzata a difendere nell’immediato la produzione, l’occupazione e lo Stato sociale, senza curarsi delle inevitabili conseguenze negative nel lungo periodo . Verrebbe defini- tivamente distrutta la fiducia dei mercati nella capacità dei Paesi del Vecchio conti- (3) In ciascun Paese tutti i tassi di interesse si muovono in parallelo. Se i titoli di Stato tedeschi pagano un interesse contenuto, è basso anche l’interesse preteso dalle banche per finanziare le industrie. (4) Contraddizione esaminata nel precedente articolo a pag. 23-24. (5) Nel precedente articolo a pag. 25.
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