Maggio-Giugno-2012

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2012 8 re per timore di essere accusato di nostalgie dittatoriali . In seguito all’aggravarsi della crisi europea e all’evidente impossibilità per i governanti di tagliare le tasse per attirare capitali e creare occupazione, si fanno sem- pre più frequenti gli articoli e i saggi su que- sto cruciale tema, su tutti i media e su en- trambe le sponde dell’Atlantico . Sono due le soluzioni possibili, una a ef- fetto immediato, l’altra con conseguenze diluite nel tempo . Quest’ultima non incide- rebbe sulla situazione attuale ma elimine- rebbe per il futuro il paralizzante ostacolo della disinformazione dei cittadini : sarebbe necessario inserire nei programmi scolasti- ci, nell’ultimo anno della scuola dell’obbli- go, un’ora settimanale di economia politi- ca, nazionale e internazionale . In una tren- tina di ore, ai ragazzi di sedici anni verreb- bero insegnati pochi concetti basilari, facili da apprendere perché coincidono con il più elementare buonsenso ; diverrebbe in tal modo possibile spiegare a grandi linee la so- stanza dei problemi, evitando le irrazionali ribellioni contro i sacrifici che si rendono necessari nei periodi di crisi . Ma questa so- luzione non è stata mai adottata da nessun governo in nessun Paese democratico , per- ché smaschererebbe i silenzi, le bugie e le ipocrisie dei politici, dei sindacalisti, dei giornalisti e degli economisti legati alle di- verse formazioni politiche . Per lo stesso motivo nessun governo ha mai praticato l’altra soluzione : una massic- cia, martellante e durevole campagna di in- formazione sulla situazione economica, con- dotta obbligatoriamente su tutti i media, pubblici e privati (6) . Se non si farà nulla, molti osservatori te- mono che la situazione dei Paesi dell’Occi- dente ricco possa peggiorare ulteriormen- te, soprattutto, come già sta avvenendo, con una costante crescita della disoccupa- zione , specialmente di quella giovanile ; te- mono che l’aggravarsi della crisi possa ren- dere necessario limitare i poteri dei parla- menti riguardo alle scelte di politica eco- nomica e politica estera; ma in quale modo sia possibile pervenire a questa misura, e con quali conseguenze politiche, anche molto drammatiche, nessuno è in grado di prevedere (7) . Il vertice europeo del 28-29 giugno I primi ministri dell’eurozona riuniti a Bruxelles hanno preso alcune decisioni, sulla carta molto importanti e positive, ma resta- no forti dubbi su come e quando saranno realizzate . Verrà istituito un controllo cen- tralizzato su tutte le banche ; entro fine anno dovrebbe essere approvato un documento per definire l’iter da seguire per realizzare un bilancio comune dei Paesi dell’eurozona ; il fondo salva Stati verrà autorizzato ad ac- quistare i titoli dei Paesi che ne faranno ri- chiesta «per ridurre i tassi di interesse prete- si dal mercato», e ciò senza imporre ad essi ulteriori clausole di rigore (8) oltre a quelle che già tutti i Paesi dell’eurozona sono tenu- ti a rispettare (attuazione di riforme struttu- rali della spesa e piani di rientro dal debito) . Quest’ultima misura, fortemente voluta dalla Spagna e dall’Italia, è stata imposta alla cancelliera Merkel dal premier italiano, che ha minacciato altrimenti il veto a ogni altra decisione, ed è stata interpretata dal- la maggior parte dei commentatori come un cedimento della Germania perché signifi- cherebbe un’assunzione di responsabilità collettiva per il debito di ogni singolo Pae- se, assunzione alla quale la Germania si era sempre fermamente opposta in assenza di un controllo preventivo sui bilanci . Tutta- via, secondo una minoranza di analisti indi- pendenti dalla politica, si tratta di una in- terpretazione che non tiene conto di alcuni fondamentali elementi : - premessa indispensabile : alla Germania conviene salvare l’euro . Anche se le sue (6) Campagna obbligatoria anche per i media privati, naturalmente a spese dello Stato. (7) Il tema «Informazione e cultura come fondamento della democrazia» viene ampiamente analizzato in un lavoro su internet (www.uciimtorino.it > economia internazionale > globalizzazione, no global, ecc.): si veda il capitolo XV, par. 57. (8) Che invece sono state imposte alla Grecia, all’Irlanda e al Portogallo quando hanno dovuto ricorrere all’aiuto europeo.

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