Maggio-Giugno-2012
PER USCIRE DALLA CRISI L’EUROPA DEVE CENTRALIZZARE LE POLITICHE DI BILANCIO Il rifiuto degli europei di cedere sovranità a una Autorità centrale Nel precedente articolo (1) abbiamo esa- minato la crisi economica dell’Europa, che a partire dal 2010 si è manifestata nel qua- dro della generale crisi dell’economia mon- diale iniziata nel 2008 . Si è visto che alla radice della crisi europea vi è l’eccessivo indebitamento, cui hanno fatto ricorso alcu- ni Paesi per evitare ai loro cittadini la ridu- zione del tenore di vita che la globalizzazio- ne e la crisi mondiale rendevano inevitabi- le. È accaduto che nella primavera del 2010 i Paesi dell’eurozona con i conti in ordine (soprattutto la Germania, insieme all’Au- stria, all’Olanda, al Belgio e alla Finlandia) hanno rifiutato di affrontare con la necessa- ria tempestività la crisi finanziaria della Grecia (che non era più in grado di rimbor- sare alle loro scadenze i suoi titoli di Stato) ; da questa inerzia i mercati finanziari inter- nazionali hanno dedotto un aumento del ri- schio che i titoli del debito pubblico degli Stati europei (con l’eccezione della Germa- nia e degli altri piccoli Paesi nominati) non vengano rimborsati -interamente o parzial- mente- alle rispettive scadenze , e quindi, per continuare ad acquistare i titoli di nuo- va emissione (2), pretendono tassi di inte- resse elevati, che i Paesi debitori non pos- sono sostenere a lungo ; inoltre i vecchi tito- li in circolazione, che pagano un interesse inferiore, hanno naturalmente perso valore, determinando rilevanti passivi nei bilanci delle banche e delle altre istituzioni finan- ziarie che li detengono . All’origine di questa situazione vi è il fatto che la sostituzione delle monete nazionali con l’euro non è stata accompagnata dall’uni- ficazione politica, o almeno dalla creazione di una Banca centrale autorizzata a garantire agli investitori il pagamento dei loro crediti verso qualunque Stato dell’eurogruppo . A seguito dell’aggravarsi della crisi che si è verificato tra febbraio e giugno, sta cre- scendo il numero dei commentatori che esprimono dubbi sulla tenuta dell’euro at- tuale (per ora sono una minoranza quelli che danno per certa la sua fine) : resterebbe un euro dei Paesi virtuosi, mentre quelli del- l’area mediterranea tornerebbero alle loro vecchie monete, con drammatiche conse- guenze : sarebbe inevitabile una forte sva- lutazione , con la perdita dei risparmi e del potere d’acquisto dei salari e delle pensio- ni (è ciò che accadrebbe in Grecia, più di quanto stia già avvenendo, se dovesse uscire dall’euro : l’esito delle elezioni del 17 giugno ha, per ora , scongiurato questo evento) . Esiste una sola via d’uscita da questa si- tuazione, richiamata da tutti i commentato- ri ma rifiutata dai Paesi a rischio : creare, accanto a una Banca centrale che funzioni come prestatore di ultima istanza, anche un’Autorità europea dotata del potere di so- vraintendere alla redazione dei bilanci an- nuali di tutti gli Stati dell’Unione moneta- ria . (Generalmente si indica questa soluzio- ne come «unificazione delle politiche di bi- lancio», e sarebbe il passo più importante per realizzare l’unione politica dell’Europa nella forma di Stato federale) . Verrebbe ce- duto a questa Autorità quello che senza dub- bio è il più importante tra i poteri esercitati da una classe politica in tempo di pace : de- cidere quanto denaro raccogliere con le tas- se e con l’indebitamento, e decidere come spenderlo . Tuttavia, poiché il detentore di un potere, di qualsiasi tipo, non se ne spo- 5 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2012 Federico Matteoda, Collaboratore dell'UCIIM in corsi di economia rivolti a docenti e studenti (1) Si veda il n. 1-2-2012, pp. 21-26. (2) Nuovi titoli vengono emessi con continuità per poter rimborsare quelli che via via scadono.
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