Maggio-Giugno-2012
sponsabilità delle proprie decisioni nell’am- bito di un ragionevole senso di libertà: in questo modo le esperienze di successo e le sconfitte saranno prese come un normale aspetto della vita. Progetto di promozione del counseling nelle scuole superiori. Assumiamo sinteticamente, per defini- zione di relazione di counseling, lo sviluppo di uno spazio maieutico corresponsabile, fertile terreno per un fluido dialogo da «cuore a cuore», all’interno del quale si si- tuano l’operatore specializzato (counselor) e l’utente, in questo caso un gruppo di ado- lescenti. All’interno di questo spazio, il la- voro verrà essenzialmente strutturato in di due fasi: 1. La prima, esplorativa, conoscitiva, di autobiografia e narrazione di sé, produzione orale e scritta, utilizzo e analisi della meta- fora, quale possibile importante strumento di cambiamento, ascolto e condivisione di canzoni preferite alla scoperta di analogie, somiglianze e differenze tra i propri paesag- gi emotivi, quelli contenuti nei testi e nella musica e quelli degli altri compagni, utiliz- zo del disegno e/o altri mezzi di espressio- ne creativa in funzione di una più consape- vole connessione mente – corpo – relazione e riattivazione energetica. A ciascun ragaz- zo verrà data una scheda con l’immagine del corpo. Ciò che viene richiesto è quello di provare, durante il lavoro insieme, di evi- denziare con i colori le parti del corpo che si «attivano» quando provano differenti emozioni. Il lavoro può essere svolto duran- te il setting e/o come «compito» per casa durante la settimana, e poi essere oggetto di discussione, dibattito e confronto col gruppo, monitoraggio nel tempo. Alla do- manda «come stai?» spesso, gli adolescenti (e non solo loro) rispondono con: «ok, bene grazie!, così così, Boh! Non tanto bene, Non so, ecc.», dimostrando, a volte, di non pos- sedere, non riuscire, non volere attingere alla rosa di emozioni che provano, non com- prendendo che le emozioni non sono un og- getto estraneo a sé dal momento in cui le vivono in prima persona. L’obiettivo è quel- lo di far sviluppare la ricerca di un proprio vocabolario delle emozioni, riuscendo a di- stinguerle e nominarle, e scoprire che è molto più vasto e vario di quello che dicono di possedere. 2. La seconda prevede la creazione di un gruppo di lavoro, un sistema autorganizza- to, ispirato al concetto di «autopoiesi». In- torno al 1972, Humberto Maturana e Franci- sco Varela elaborano il concetto di autopo- iesi, termine coniato unendo le parole gre- che auto (se stesso) e poiesis (creazione, produzione). Il concetto è così definito da Varela: «Un sistema autopoietico è organiz- zato come una rete di processi di produzio- ne di componenti che produce le compo- nenti che, attraverso le loro interazioni e trasformazioni, rigenerano continuamente e realizzano la rete di processi che le produ- cono e la costituiscono come un’unità con- creta nello spazio in cui esse esistono, spe- cificando il dominio topologico della sua realizzazione in quanto tale». In sintesi un sistema autopoietico è un sistema che ride- finisce continuamente sé stesso e al proprio interno si sostiene e si riproduce. Maturana e Varela sono i primi a riconoscere l’autor- ganizzazione quale discriminante tra viven- te e non vivente. I ragazzi si autorganizzano in gruppo, scelgono insieme il tema del progetto da sviluppare (per esempio tramite brainstor- ming o altre modalità) e a quale area ricon- durlo ( per esempio, area ludica, area arti- stica, area sociale, ecc.) e cercano di con- seguire il proprio obiettivo attraverso le proprie risorse interne. Alcuni parametri so- no: l’oggetto del progetto, le procedure da seguire, i tempi di attuazione, monitoraggio delle attività... Durante le ore di lezione, vengono dall’esterno impartiti agli studenti dei compiti da svolgere; all’interno del gruppo avviene l’esatto contrario. Se la mia intui- zione su questo «rovesciamento» sarà vali- da, si potrà giocare sul senso di libertà, piacere, voglia di attingere a proprie risor- se che durante le ore di scuola non vengo- no messe in luce, non vengono valorizzate e sfruttate, per sviluppare e realizzare at- tività che i ragazzi stessi scelgono libera- mente, autonomamente di intraprendere e portare a termine. 41 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2012
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