Maggio-Giugno-2012
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2012 38 COUNSELING A SCUOLA Giovanni Impellizzieri, Counselor relazionale psicodinamico creativo sociale U n processo lento, difficoltoso ma inar- restabile sta portando la scuola a pas- sare da agenzia informativa e socia- lizzante a una realtà che si riconosce corre- sponsabile del processo formativo e di cre- scita complessiva della personalità degli al- lievi, assimilando gradualmente concetti e metodi che non derivano dall’impianto pe- dagogico tradizionale ma anche da quello psicologico e psicoeducativo. Mancava, e manca tuttora, una migliore definizione della figura professionale chiamata a svol- gere i compiti della consulenza in situazioni di disagio psicologico e adattivo. Tale possi- bilità trova nella figura del counselor il suo naturale ambito definitorio in linea con orientamenti che da tempo si sono consoli- dati in paesi europei evoluti. I Centri di In- formazione e Consulenza (CIC) nascono in Italia con la legge n. 162 del 1990. Inseriti in un ampio programma di prevenzione del- le tossicodipendenze, hanno lo scopo di promuovere, attraverso molteplici modali- tà, la salute e il benessere degli studenti, prevenendo il disagio personale e la disper- sione scolastica. Solitamente non vengono affrontati di- sturbi personali evidenti e conclamati, ma situazioni di difficoltà nella crescita e/o nella propria vita e appartenenza scolasti- ca. Se è vero che il «sintomo, come espres- sione del tentativo di crescere, è la soluzio- ne migliore che bambini e ragazzi ritengono di poter adottare» (Oaklander, 1978), un percorso di counseling può rappresentare l’occasione per poter condividere le proprie difficoltà e per trovare soluzioni meno di- sfunzionali. Oltre l’ascolto offerto a studen- ti, insegnanti e genitori che vivono situazio- ni di particolare difficoltà, vengono proposti spazi, interventi e attività formative volte a facilitare la comunicazione interna tra le diverse componenti del sistema scolastico. Il miglioramento della comunicazione tra insegnanti e studenti e tra studenti è molto importante per il rispetto reciproco, per l’attenzione posta ai bisogni individuali, per l’aumento dell’autostima e per il manteni- mento della motivazione: la scuola è chia- mata a fornire una cultura intesa non solo come bagaglio da portare con sé, quanto un modo di essere, di pensare, di progettare e d’interagire, la sola informazione è ritenuta necessaria, ma non sufficiente. Così ripensata, la scuola mette in luce quindi dei nuovi bisogni sia a livello organiz- zativo (nuove figure professionali) sia a li- vello didattico ed educativo (la scuola di- venta un luogo in cui esercitarsi ad appren- dere abilità sociali e competenze trasversali legate allo «stare insieme»). Quello del- l’ascolto e della consulenza rappresenta si- curamente l’aspetto più innovativo contem- plato dalla introduzione dei CIC e dalla identificazione delle sue funzioni. La filoso- fia attuativa dei CIC non si ispira alla propo- sizione di certezze e schematismi predefini- ti, ma alla esplorazione di quegli spazi ex- tra-curriculari che assumono una dignità di esplicita legittimazione. Ciò implica un at- teggiamento nella relazione, una «disposi- zione» alla interazione, che rappresenta forse l’elemento più avvincente su cui si svilupperà la ricerca di una nuova prassi ne- gli anni a venire. Questa attenzione per l’ascolto, oltre che per le funzioni di infor- mazione e consulenza riconosciuta, significa attenzione alla duplice valenza di questo di- sagio: quella cioè collegata a situazioni di sofferenza psicologica di varia natura, ma anche quella legata all’urgenza del nuovo e dell’inascoltato che preme per aver voce, attenzione, per trovare uno spazio vitale. Tale spazio d’ascolto, della sperimentazio- ne, dell’esplorazione del nuovo rappresenta un potenziale osservatorio sull’evoluzione
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