Maggio-Giugno-2012
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2012 10 CITTADINANZA E COSTITUZIONE : BASI PEDAGOGICHE PER UN INSEGNAMENTO «EDUCATIVO» Andrea Porcarelli, Università di Padova, Consigliere centrale UCIIM I l travagliato percorso che ha portato al- l’introduzione dell’insegnamento di Cit- tadinanza e Costituzione (C&C) si è con- cluso, l’esito purtroppo non è stato pari alle aspettative perché non si è avuto il coraggio di dare a tale insegnamento un baricentro curricolare più solido, con orario e valuta- zione autonoma, ma ci si è limitati ad affi- darlo – tra suggestioni disciplinari e percorsi interdisciplinari – alla sensibilità e alla buo- na volontà dei singoli docenti e delle istitu- zioni scolastiche. Il risultato è inferiore alle aspettative, ma a questo punto è inutile re- criminare, meglio cercare di rimboccarsi le maniche e portare – nelle pieghe e negli spazi che la normativa attualmente apre – uno spirito e una sensibilità che sia in grado di valorizzare al meglio ciò che è possibile, pur con i limiti sopra accennati. Il taglio del presente contributo è di tipo pedagogico, nel senso che cercheremo di identificare le principali leve educative che è possibile mettere in movimento grazie a tale inse- gnamento, ispirandoci alla lezione di Ge- sualdo Nosengo. Ricordiamo come l’ingresso dell’ educa- zione civica nella scuola partisse dall’in- tuizione di un bisogno educativo, espresso dall’affermazione per cui «l’educazione civica si propone di soddisfare l’esigenza che tra Scuola e Vita si creino rapporti di mutua collaborazione» (DPR 585 del 13 giugno 1958) e argomentando che non era possibile immaginare che la vita entrasse nella scuola «allo stato grezzo», di qui l’idea che vi potesse essere una disciplina che si facesse carico tanto delle istanze educative che definiscono le finalità della scuola, quanto di una proiezione «verso la vita sociale, giuridica, politica, verso cioè i principi che reggono la collettività e le forme nelle quali essa si concreta». A tale compito erano chiamati tutti i docenti, in quanto «ogni insegnante prima di essere docente della sua materia ha da essere ec- citatore di moti di coscienza morale e so- ciale», ma per dare un quadro organico al- l’insegnamento furono identificati un ora- rio (esiguo) e dei programmi, la cui re- sponsabilità veniva affidata all’insegnante di storia. Già nella sua prima formulazio- ne la disciplina nasceva da una concezione «alta» della missione educativa della scuo- la e largamente ottimistica in ordine alla propensione di tutti gli insegnanti a farse- ne carico. Mettiamo tra parentesi in que- sta sede (1) tutto il percorso di evoluzione della normativa scolastica in materia di educazione civica ed educazione alla con- vivenza civile, fino ad arrivare a C&C: il percorso storico mostra alcuni elementi di continuità, ma anche tentennamenti ed esitazioni, che in parte dipendono dalle incertezze sul piano normativo, in parte dalla difficoltà – da parte di molti inse- gnanti – ad assumere il delicato ruolo di «educatori dei giovani» e di «testimoni di cittadinanza». Ci possiamo ora interrogare sulle leve motivazionali su cui spingere per dare più forza all’idea di un collegamento tra scuola e vita, in vista di un’efficace educazione sociale e civile. Alcune chiavi di lettura ci sono offerte da un testo di Gesualdo Nosengo, L’educa- (1) Rinviamo per una ricostruzione puntuale al nostro saggio: A. P ORCARELLI , L’educazione alla cittadinanza nella scuola italiana: impianto politico-normativo e concezione pedagogica , in M.T. M OSCATO (a cura di), Progetti di cit- tadinanza. Esperienze di educazione stradale e convivenza civile nella scuola secondaria , Franco Angeli, Milano, 2011, pp. 33-73.
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