Maggio 2020

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 5 - Maggio 2020 28 O gni azione umana è sempre, anche in- volontariamente, oggetto di giudizio. Raramente si riflette anche nella scuola sul fatto che la valutazione, come processo che accompagna un progetto di vita, non implica il giudizio, nel suo signi- ficato etimologico, bensì l’attribuzione di valore. La storia della valutazione nella scuola è stata per troppo tempo interpretata come espressione di un giudizio, di una stratifica- zione, di una classificazione, costringendola a perdere tutto il suo prezioso valore di slan- cio verso il miglioramento. La valutazione è sguardo verso orizzonti possibili, realistici. Perciò dovrebbe essere liberata dalle bri- glie che ancora la costringono a connotarsi come una gabbia che soffoca, scoraggia e non valorizza quando genera l’ansia di dover corrispondere ad un livello al quale si aspira anche se e anche quando non se ne hanno ancora le caratteristiche: come sarebbe bel- lo se la valutazione raccontasse la persona, il suo processo, i suoi sforzi, la sua volontà, il suo impegno, il suo viaggio verso mondi nuo- vi e sconosciuti. Del resto il concetto di valutazione pro- attiva , inaugurato con l’avvento della di- dattica per competenze, e forse non ancora realmente avviato nelle scuole italiane, da tempo ha eliminato il processo selettivo del- la valutazione, appartenente alla scuola del- la società statica e tradizionale, reclaman- done la funzione di descrizione di ciò che la persona può e sa fare. Quest’anno la didattica a distanza ha determinato nuovi paradigmi che hanno co- stretto deroghe alle norme che ancora san- tificano il voto, un numero, nel quale la di- mensione paradigmatica prevale su quella narrativa, il prodotto surclassa il processo. Il voto ci fa correre il rischio di non rac- contare la creatività con cui i ragazzi hanno soddisfatto le loro curiosità cognitive, quel- la sete euristica che spinge gli alunni ad at- trezzarsi, ad affrontare le novità, anche a rifugiarsi nelle sfide didattiche per sfuggire al clima di smarrimento, che in quest’anno scolastico è stato ancor più pressante con il Covid-19, ma che in generale pervade la so- cietà globalizzata. IL voto non ci permette di raccontare come gli alunni hanno superato il digital di- vide , le difficoltà di connessione, la solitudi- ne, l’isolamento. Se consideriamo che ogni azione nella vita in generale è soggetta a valutazione, che implica una attribuzione di valore all’azione stessa, in ottica proattiva, cioè di valorizza- zione, di enfasi non sull’errore, non su ciò che non si sa, ma su ciò che si sa fare meglio, su ciò che si è imparato a fare e che prima magari non si faceva, attribuiamo alla valu- tazione una connotazione molto più «uma- na». Diventa la valutazione della scoperta . Gli strumenti che accompagnano questa riflessione, su questo particolare anno sco- lastico, tendono a dare un senso proattivo e formativo alla valutazione che pur espri- mendosi, col voto, per coerenza e rispetto della norma derogante, l’OM n. 11 del 16 LA VALUTAZIONE FINALE DOPO LA DIDATTICA A DISTANZA E L’ESAME DI STATO DELLA SSI: UN PERCORSO DI VALORIZZAZIONE DELLE COMPETENZE. Riflessioni in accompagnamento agli strumenti di lavoro Maria Pirozzi, Dirigente scolastico - IC G.Gaglione Capodrise (CE)

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