Maggio 2020
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 5 - Maggio 2020 22 nostre società aperte e degli orientamenti liberali che oggi non possono che includere i nuovi cittadini. Si narra che dopo la grande crisi una par- te dell’impero romano d’occidente di fronte ad un’ondata di movimenti migratori ed alla pressione di nuovi soggetti ai confini si chiu- se in se stessa e molte energie vennero spese in provvedimenti difensivi, mentre un’altra parte reagì costituendo un modello aperto e mostrò come quei soggetti che a Roma si chiamavano barbari potessero partecipare dell’antica cultura greco-romana e integrar- si attraverso una mescolanza tra etnie e cir- colazione tra classi in modo da ridare forza alla Roma antica. Perché un impero possa riaprirsi sembra dunque aver bisogno degli stranieri, ed anche oggi che risulta eviden- te una certa decadenza del nostro sistema, sull’esempio dell’antica Roma, si potrebbe pensare ad una nuova civiltà in senso inter- culturale. Nel momento in cui l’emergenza sanitaria sembra aver messo a rischio le nostre sicu- rezze individuali, la politica è come diceva don Milani di uscirne insieme e progettare il cambiamento a cominciare dalla capacità di sviluppare reti sociali per andare ad arric- chire il capitale sociale e la crescita del pro- tagonismo degli immigrati attraverso varie forme di mutuo aiuto, come si è dimostrato negli interventi di solidarietà nei confronti della popolazione locale durante i dramma- tici momenti della pandemia, possono pre- figurare la «costruzione sociale dei processi economici». Si parla di «identità culturali fluide» che hanno bisogno di consolidarsi nell’intera- zione tra modelli provenienti dall’estero e quelli della società ricevente, «decostrui- ta e ricostruita»; gli italiani di domani non avranno un background etnico, culturale e religioso omogeneo. Si deve passare da una solidarietà basata sulla somiglianza, pratica- ta negli stati-nazione ad una più organica in grado di tenere insieme le diversità, che va costruita consapevolmente per prevenire la formazione di una società segmentata e con- flittuale. È la scuola dunque al centro della rifles- sione e la sua capacità di trattare le diffe- renze culturali e predisporre misure di acco- mare il decremento demografico, alzano il tasso migratorio delle regioni del sud d’Italia in quanto zone di sbarco, in attesa che ven- gano accolti in famiglie d’adozione o ricon- giunti con i loro genitori arrivati nel nostro Paese: una nuova sperimentazione istituisce il tutor volontario come figura di supporto. Essi devono essere accompagnati fino al di- ciottesimo anno, con attività scolastiche ed esperienze lavorative, trasformando bocche da sfamare in braccia pronte a lavorare, inve- stendo nell’educazione. Nei paesi dell’OCSE uno studente su cinque proviene da contesti migratori e fra di loro ci sono competenze preziose che per quelli di accoglienza sareb- be una follia non utilizzare. È paradossale invece vedere sui giornali fotografie di sindaci che celebrano l’emi- grazione degli italiani, vecchi e nuovi, che magari contribuiscono alle magre risorse dei loro comuni di origine, schierarsi contro gli immigrati che chiedono ospitalità nei loro territori, anche mettendo in campo l’impe- gno per lavori socialmente utili. Da un lato plaudono alla difesa della lingua e della cul- tura italiana all’estero, mentre non vogliono saperne di favorire il mantenimento della lingua d’origine e delle tradizioni dei nuovi arrivati, che tra l’altro sarebbe un arricchi- mento anche per noi. La problematica migratoria è confluita nella ben più allarmante pandemia virale la quale mette in evidenzia che lo stato di sa- lute dei nuovi arrivati è buono e il rischio di malattie è più basso che nella popolazione in generale ed eventuali infezioni si verificano dopo aver toccato il nostro suolo. L’OMS nel rapporto sulla salute dei migranti in Europa invita i governi a non alimentare preoccupa- zioni, mentre i rischi aumentano dal manca- to accesso ai servizi sanitari ed è per questo che si rende necessario far emergere e rego- lamentare la loro presenza sul nostro ter- ritorio e non costringerli nella clandestinità e in situazioni abitative degradate, il che comprometterebbe il piano della salute, ma anche dell’ordine pubblico e più in generale delle relazioni in tutta la comunità. È dal modo in cui gestiremo le migrazioni, nel momento della ripresa, che ci saranno risvolti rilevanti sul patto sociale e sull’av- venire stesso delle nostre democrazie, delle
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