Maggio 2020
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 5 - Maggio 2020 21 N iente sarà più come prima è lo slogan che sostiene il dopo emergenza coro- navirus; tra i diversi versanti del cam- biamento ci sarà la composizione del tessuto sociale delle nostre comunità, che anche per la perdita di gran parte della generazione che ci ha preceduto si baserà ancora di più su un rimescolamento di provenienze geo- grafiche e culturali. Parliamo di stranieri che ormai risiedono e lavorano stabilmente nel nostro Paese e che mandano i figli nelle no- stre scuole e per i quali sarebbe ora di prov- vedere ad una normativa più equa sul piano della cittadinanza, ma anche di coloro che sono anco- ra irregolari e che forse non è più necessario cer- care di rimpatriare for- zatamente, in quanto da un lato il mercato del la- voro ha bisogno di loro e dall’altro occorre marca- re il territorio in questo momento di rischio per la salute collettiva. Intanto che in Ita- lia si combattono sterili battaglie ideologiche, i profughi stanno dando una spinta notevole all’economia tedesca, soprattutto in prospettiva, come beneficio demografico ed anche le spese statali soste- nute per la loro integrazione hanno avuto una positiva ricaduta sull’attività produtti- va. Anche da noi i posti di lavoro ci sono ma mancano le persone da assumere, o perché sono poco qualificate o perché richiedono competenze particolari. In entrambi i casi diventeranno sempre più appannaggio degli stranieri, loro infatti si iscrivono agli istituti tecnici o professionali in corsi che più diret- tamente faranno entrare nel breve tempo nel mondo del lavoro o che in possesso di titoli di studio conseguiti nel loro paese si imbarcano nella tortuosa burocrazia italiana per ottenere delle parificazioni che progres- sivamente daranno accesso a qualifiche pro- fessionali più elevate. In crescita sono anche le aziende guida- te da immigrati che a loro volta alimentano un’occupazione della stessa provenienza, però hanno contribuito a fermare l’emor- ragia delle imprese italiane ed i progetti di formazione/integrazione, oggi non più finan- ziati dallo stato, hanno ripopolato le zone in- terne con un importante intervento nella difesa del territorio. Bankitalia stima che il nostro PIL nel periodo 2001/2011 è salito del 2,3% grazie all’immigrazione e in fu- turo potremmo non po- ter contare più su tale apporto in quanto gli stranieri preferiscono i Paesi del nord Europa al nostro. L’Italia invecchia, molti giovani italiani sono in fuga e l’immigra- zione non riuscirà nemmeno a compensare tale effetto recessivo: ce ne sono troppo po- chi di immigrati, solo l’8% a fronte di tutti gli altri Paesi dell’Europa occidentale dove c’è una presenza a due cifre e dove è più facile ottenere la cittadinanza, mentre da noi lo jus soli è ancora al palo. Ogni anno perdiamo 150 mila giovani, molti dei quali altamente qualificati e questa emorragia di capitale umano è aumentata proprio negli anni in cui diminuiva l’immigrazione. Ci sono poi i minori non accompagnati che per diversi paesi costituiscono un aiuto a col- UNA RIPRESA IN SENSO INTERCULTURALE Gian Carlo Sacchi, Esperto di politiche scolastiche
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