Maggio 2020

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 5 - Maggio 2020 17 P ossiamo iniziare la nostra riflessione con una frase «inedita» di Gesualdo Nosen- go, scritta sulla sua agenda quotidiana in data 7 febbraio 1965, e per cui sono grato al prof. Luciano Corradini (che mi ha invia- to la scansione della pagina): «l’educazione civica è la migliore opera che si possa fare dopo l’educazione religiosa. Se i professori vi si impegnassero seriamente e ottenessero buoni frutti, coopererebbero a dare sereni- tà, serietà e felicità alla comunità italiana. Io sento questo compito come una missio- ne». Tale riflessione si colloca sullo sfondo dell’attività a cui Nosengo aveva dedicato quella giornata, ovvero la revisione di una parte significativa del suo libro di Educazio- ne civica, intitolato Cittadini di domani e scritto a quattro mani con Fausto Montanari. Anche scrivere un libro di educazione civica – scriveva Nosengo – era parte di una missione. Rileggere queste parole in tempo di CO- VID, in un momento in cui tante persone fan- no appello alla responsabilità civica di tutti, per «sortirne insieme» (come direbbe don Milani), da questa situazione drammatica, è certamente un’esperienza suggestiva e ci può aiutare anche a riflettere su alcuni er- rori in cui è incorso il mondo della scuola in questi ultimi anni. Non si può invocare un senso civico che nasca come «per magia» in tempi di difficoltà, se non si è fatto tutto ciò che si doveva e si poteva per coltivarlo nella quotidianità. L’Educazione civica nella scuola italiana tra ritardi e incertezze Il percorso dell’educazione civica nelle scuole italiane è stato decisamente trava- gliato, fin dalla sua istituzione nel 1958. Un passaggio significativo, sul piano culturale, è rappresentato dalla Direttiva ministeriale n. 58 del 1996, che emana i nuovi programmi di Educazione civica, collocandoli in modo esplicito all’interno di una «Paideia costitu- zionale» (si veda il corposo allegato: Educa- zione civica e cultura costituzionale ). Pec- cato solo che tali programmi, pensati per un insegnamento dotato di orario e valutazione autonomi, non siano mai entrati in vigore, perché «fagocitati» da un insieme di riforme generali del sistema scolastico, nel contesto delle quali sono state preferite altre solu- zioni. Un’occasione in gran parte perduta è stato l’insegnamento di Cittadinanza e costi- tuzione , istituito con Legge 169/2008 e reso operativo attraverso Linee di indirizzo (mar- zo 2009), che erano state pensate per una sperimentazione nazionale che non fu mai realizzata e sono divenute – «pro tempore» … e per oltre 10 anni – l’equivalente delle indicazioni curricolari per tale insegnamen- to. Il paradosso è che esso era dotato di un impianto curricolare solido (le Linee di indi- rizzo di cui sopra), ma con una collocazione istituzionale a dir poco «debole» (senza una specifica dotazione oraria e senza valutazio- ne autonoma), ha comportato il proliferare di «modelli di fatto» nella sua attuazione ef- fettiva: dalle pochissime situazioni in cui le scuole – nella loro autonomia – hanno deciso di dargli una dignità disciplinare effettiva, alle moltissime situazioni in cui l’insegna- mento di Cittadinanza e costituzione è ri- masto di fatto affidato alla soggettiva buona volontà dei docenti di area storico-antropo- logica e storico-giuridica che decidessero di farsene carico, o – nella peggiore delle ipo- tesi – alla sua «dissoluzione» in una miriade di progetti tra loro indipendenti tramite i quali si dava una sorta di giustificazione di tipo «formale» alla presenza di tale insegna- mento. Questo ultimo modello, cioè quello della «dissoluzione» dell’insegnamento nei progetti, aveva comportato – parallelamente – un’ipertrofia di tipo declaratorio nei PTOF: L’EDUCAZIONE CIVICA COME «MISSIONE» ALLA RICERCA DI UNA «BUSSOLA» Andrea Porcarelli – Università di Padova

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