Maggio 2020
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 5 - Maggio 2020 9 dare nei ragazzi il valore di comunità, il de- siderio naturale di esprimersi manifestando la propria umanità, la curiosità e la voglia di conoscere e avventurarsi nel mondo accom- pagnati da un educatore che mette in gioco la propria esperienza per il bene suo e di chi gli è affidato (11). Già Quintiliano, nell’ Institutio oratoria (I, 1, 1-3) intuiva l’importanza della cura dell’animo umano quan- do affermava che nei ra- gazzi brilla la speranza di moltissime potenzia- lità e che se essa duran- te la crescita si spegne, evidentemente è man- cata non la natura, bensì l’attenzione degli adulti (« Hebetes vero et indoci- les non magis secundum naturam hominis eduntur quam prodigiosa corpora et monstris insignia, sed hi pauci admodum fue- runt. Argumentum, quod in pueris elucet spes plu- rimrum: quaecumque cum emoritur aetate, manife- stum est non naturam de- ficisse sed curam» ); egli riteneva che la formazione potesse essere efficace solo in presenza di una « sociata tradentis accipientisque concordia » ossia di una concordanza consolidata fra il maestro e l’alunno ( Institutio oratoria II,2,7.8) e sug- geriva che i maestri assumessero nei con- fronti dell’alunno un atteggiamento simile a quello dei genitori che affidano loro i propri figli ( Sumat igitur ante omnia parentis erga discipulos suos animum, ac succedere se in eorum locum, a quibus sibi liberi tradantur, existimet - Institutio oratoria II,2,5); infine attribuiva ai maestri la responsabilità e la capacità di entrare in sintonia prima con l’a- nimo, poi con le capacità di apprendimento dei giovani discepoli, nella consapevolezza che «nulla accende ad imparare quanto la • esperienza e incontro che assicurano pre- gnanza e valore alla tradizione. Diventa, pertanto, prioritario per il do- cente curare la propria identità e la propria interiorità, il proprio io che si realizza nella capacità di guardare i ragazzi per come sono, oltre le apparenze, aiutandoli a far emerge- re attraverso i personal trait, attraverso il character , l’umano che è in loro avventuran- dosi insieme negli infiniti percorsi dei saperi (10). Si tratta di un delicato, no- bile e affascinante lavoro che, superando la mera logica di trasferire e im- partire le conoscenze, sfi- da e provoca nel docente e nel discente una presa di coscienza di sé e l’as- sunzione di una piena re- sponsabilità. Mettendo in moto questa attenzione e questa «cura all’umano», nelle diverse sfumature di personalità e di storie personali e familiari, si riconosce e si alimenta un’energia che attende di essere accolta, orientata e valorizzata. Ciò tuttavia non accade per automatismi o per procedure standardizzate - per quanto raffinate e aperte a considerare aspetti me- tacognitivi e afferenti alle soft skill - ma per lo sguardo di un adulto pronto a mettersi in gioco sostenendo e accompagnando benevol- mente l’esprimersi del giovane. È evidente pertanto che se l’adulto non affina la propria personalità non potrà prendersi cura dei ra- gazzi a lui affidati e si scateneranno distan- za, estraneità e freddezza, che renderanno inefficace la relazione educativa, generando dinamiche difensive e rapporti formali. Un clima positivo carico di implicite e dense relazioni informali potrà bensì anima- re la socialità autentica di luoghi non anoni- mi ma ricchi di vitalità, potrà altresì consoli- (10) Tali considerazioni sono state approfondite da Bernard Scholz nell’intervento alla Convention di Diesse: https://youtu.be/TURdGZ- wXrZY. (11) In merito F rancesco L orusso https ://ww w.ilsussidiario.net/news/scuola-lo-sguardo-nuovo-che-reclama- no-i-giovani-in-crisi/1941499/.
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