Aprile 2020

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 4 - Aprile 2020 7 4. Abbandonare la preoccupazione di non finire il programma. Non è un dramma se non si finisce il programma. Mi sono tro- vato a gestire, come direttore generale, il terremoto di L’Aquila del 2009 che ha tante analogie con la situazione attuale. Scuole e abitazioni distrutte, aziende e fabbriche scomparse e chiuse, perdita del lavoro, per- dita dei propri cari e dei compagni di scuo- la, docenti e alunni dispersi, 6.500 alunni nelle tendopoli, 4.500 sparsi nelle seconde case lungo la costa adriatica, altri rifugia- ti da nonni o parenti in altre regioni d’Ita- lia, Ufficio scolastico regionale non agibile, ecc. Ai miei occhi si presentava l’immagine di una scuola dispersa, sgretolata come le case, smarrita e dolorante. Non ci siamo ar- resi o rassegnati, abbia- mo raggiunto gli alunni sotto le tende, abbia- mo fatto sentire loro la vicinanza della scuola: un dirigente presen- te in ogni tendopoli da mattina a sera, docenti accorsi anche da altre province nei loro giorni liberi per svolgere sot- to le tende la «didatti- ca della vicinanza», per aiutare gli alunni di ogni ordine e grado a inter- pretare quel drammati- co momento, ad attribu- ire senso agli eventi, ad avere fiducia nel ritorno del tempo ordinario. Il programma non è stato svolto! Gli alunni sono stati tutti ammessi alla classe successiva ed è stato svolto solo l’esame di maturità con una commissione ristretta. L’anno dopo, da settembre a dicembre, abbiamo svolto attività di recupero e consolidamento dei contenuti tralasciati e il tempo scolastico ha ripreso il suo corso. Ebbene quella ge- nerazione di alunni non ha trovato alcuna difficoltà nella prosecuzione del loro percor- so scolastico e annovera adesso specialisti di rispetto in ogni campo oltre a persone ric- che umanamente! I contenuti si recuperano e quanti di essi non sono essenziali! salute mentale e all’umore di tutti, con un ingrediente che può rendere gradevole ed efficace, più umana, la didattica a distanza. 2. Realizzare un insegnamento pro- blematizzante . Proponiamo prima di tutto quegli apprendimenti, come già detto, che hanno maggiore pregnanza ermeneutica, proponiamo anche apprendimenti puri (am- messo che ce ne siano) e abilitativi o fun- zionali, ma in forma problematica. Poniamo l’enigma, come sostiene Philippe Meirieu (Philippe Meirieu, Il piacere di apprende- re, Lisciani, Teramo, 2016), cerchiamo di suscitare in loro curiosità attraverso le do- mande, facciamo in modo che siano loro a ricercare le risposte magari anche quando si spengono video, tablet e smartphone , in- vitiamo a fare letture e ricerche fuori dai libri scolastici, attiviamo in conclusione la didattica delle competenze, asse- gnando loro compiti di realtà, e non la didatti- ca degli apprendimenti, secondo lo schema clas- sico della lezione fron- tale. 3. Evitare assoluta- mente di porsi di fron- te agli alunni come «esattori» del sapere , chiedendo loro la «re- stituzione dell’appre- so», che come sostiene Vandevelde «non è te- stimonianza né di in- telligenza, né di aver compreso». La valuta- zione è inevitabile nelle azioni umane come nell’apprendimento, ma che sia prima di tutto una valutazione formativa e proatti- va. Una valutazione che fornisca agli alunni informazioni sul suo processo di apprendi- mento, che indichi gli aspetti da migliora- re e le modalità per ottenere il migliora- mento, che motivi l’alunno ad apprendere attraverso l’apprezzamento dei progressi effettuati, anche se piccoli, che incoraggi l’autovalutazione e che, infine, si trasformi pure, nella scuola secondaria, in una valu- tazione condivisa con lo studente.

RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=