Aprile 2020
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 4 - Aprile 2020 6 persone care, il tormento dei genitori che hanno perso il lavoro, le preoccupazioni e persino l’affanno dei genitori che sono chia- mati a lavorare per assicurare a noi i servizi essenziali e la nostra stessa sopravvivenza. Si possono aggiungere tanti altri fattori che ciascuno di noi conosce. Il mondo interiore dei bambini, degli adolescenti e dei giova- ni, già spesso tormentato nelle aule scola- stiche quando si vive un tempo ordinario, oggi è in subbuglio anche a causa dei media che parlano di guerra, di contagi che au- mentano, di servizio sanitario al collasso, di morti e di bare allineate che non trova- no collocazione nei cimiteri! Non è possibi- le immaginare che loro siano insensibili a questo scenario, anche quando, di fronte a un telegiornale, sembrano distratti e as- sorti nel gioco. E noi pensiamo di placare questo mondo trasportando nella didattica a distanza quella didattica tradizionale di aula, fatta di spiegazioni, di esercizi, di in- terrogazioni e di voti? Il docente incredulo pone un’altra do- manda: allora non devo proporre alcun con- tenuto di apprendimento, non devo spiegare più nulla, non devo valutare? No. Non è que- sta la soluzione. I contenuti sono strumenti di formazione e di educazione . Lo diceva bene Aldo Agazzi: non c’è vera educazione che non passi attraverso l’istruzione, come non c’è vera istruzione che non porti all’e- ducazione! In questo momento bisogna ave- re l’accortezza di assicurare alcuni principi educativi e didattici che tento di riassume- re: 1. Attuare la didattica della vicinanza come ben delineata da Tuttoscuola nel nu- mero di marzo 2020: I docenti provino a stare vicini ai propri alunni e ai loro genitori in un rapporto per- sonale che in qualche momento lasci da par- te la didattica, i compiti e le lezioni on line . Il ruolo educativo è fatto anche di relazioni interpersonali in presa diretta. La didattica a distanza ha bisogno di essere integrata da una speciale «didattica» di vicinanza, dove le parole, i volti, i sorrisi diventano veri e concreti, in audio e in video, in una rela- zione empatica che corrobora e arricchisce la didattica a distanza. Provare per crede- re: non costa niente e può fare bene alla per fortuna esistono e in tanti. Insegnare con le discipline significa re- cuperare l’origine dei saperi . Gli uomini hanno conquistato le conoscenze attraverso la ricerca delle risposte ai problemi che la vita materiale, sociale, spirituale, poneva loro. Problemi e risposte hanno contribuito a interpretare, a dare senso a noi stessi e al mondo in cui viviamo. Problemi e risposte, racchiuse nelle discipline che insegniamo, hanno un grande valore ermeneutico del- la realtà. Insegnare con le discipline allora significa fornire agli alunni strumenti inter- pretativi del reale. È facile a questo punto avanzare una obiezione: ma questi strumenti non sono astratti, sono pur sempre i saperi accumu- lati nei secoli. È vero, ma ci sono saperi che hanno un grande potere ermeneutico ed al- tri che incidono meno nell’attribuzione di senso. Ed ecco l’importanza di saper sele- zionare in questo momento i saperi che han- no forte «pregnanza ermeneutica» in modo da aiutare gli alunni a saper interpretare questo momento drammatico per l’umanità e spesso per loro stessi. Stanno emergendo in questi giorni i pro- blemi che molti alunni vivono perché an- che loro reclusi tra le mura domestiche: la mancanza del gruppo dei pari che per loro è fondamentale, la carenza di strumenti di- gitali per potersi connettere, la perdita di
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