Aprile 2020

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 4 - Aprile 2020 5 A ndrebbe licenziato l’insegnante che nello svolgere una interrogazione con la didattica a distanza ha imposto all’alunno di bendarsi affinché non potesse sbirciare le risposte in spazi e materiali non inquadrati! Andrebbe licenziato se risultas- se, e spero proprio di no, tremendamente vero. Come si fa a non capire che questo non è il tempo dell’istruzione e della valutazione, bensì è il tempo dell’educazione . Fa paura questa parola e può essere anche contestata sicuramente da molti insegnanti. A costoro propongo di riflettere sull’accorato e dram- matico messaggio, conosciuto per fortuna da molti e certamente non da tutti, che un preside all’inizio dell’anno scolastico rivol- geva ai docenti della sua scuola: Caro professore, sono un sopravvissuto di un campo di concentramento. I miei occhi hanno visto ciò che nessun essere umano dovrebbe mai vedere: camere a gas costruite da ingegneri istruiti, bambini uccisi con veleno da medici ben formati, lattanti uccisi da infermiere provette, donne e bambini uccisi e bruciati da diplomati di scuole superiori e universi- tà. Diffido – quindi – dell’istruzione. La mia richiesta è: aiutate i vostri allievi a diventare esseri umani. I vostri sforzi non devono mai produrre dei mostri educati, degli psicopatici qualificati, degli Eichmann istruiti. La lettura, la scrittura, l’aritmetica non sono importanti se non servono a rendere i nostri figli più umani. (Anniek Cojean, Les memoirès de la sho- ah, in Le Monde del 29 aprile 1995) Se proprio non si vuole accogliere la pa- rola educazione, perché spesso associata a una visione cattolica, e si preferisce il ter- mine formazione, bene allora è tempo di promuovere la formazione dei nostri alunni. Ma se vogliamo uscire dalle diatribe e dalle contrapposizioni non possiamo non schierar- ci con tutte le nostre forze con Edgar Morin e difendere in questo momento un insegna- mento educativo . Riflettiamo anche sulle sue parole: A dire il vero la parola «insegnamento» non mi basta, ma la parola «educazione» comporta un troppo e una mancanza. In questo libro farò lo slalom tra i due termini avendo in mente un insegnamento educati- vo. La missione di questo insegnamento è di trasmettere non del puro sapere, ma una cultura che permetta di comprendere la no- stra condizione e di aiutarci a vivere; essa è nello stesso tempo una maniera di pensare in modo aperto e libero. Kleist ha proprio ragione: «Il sapere non ci rende migliori né più felici». Ma l’edu- cazione può aiutare a diventare migliori e, se non più felici, ci insegna ad accettare la parte prosaica e a vivere la parte poetica delle nostre vite». (Edgar Morin, La testa ben fatta, Cortina editore, Milano, 2000) Gli scettici chiederebbero sicuramente: e come si può svolgere un insegnamento edu- cativo? Prima di tutto è necessario assume- re la consapevolezza che non si insegnano le discipline (italiano, matematica, storia, ecc.), ma si insegna con le discipline. Que- sto hanno fatto i grandi maestri del passato e questo fanno i bravi insegnanti di oggi che È TEMPO DI EDUCARE E NON DI ISTRUIRE E VALUTARE (1) Carlo Petracca, già D.T e Direttore Generale USR Calabria e Abruzzo (1)  https://www.liscianiscuola.it/pensieri-di-scuola/e-tempo-di-educare-e-non-di-istruire-e-valutare-di-car- lo-petracca. Per gentile concessione dell’autore

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