Aprile 2020
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 4 - Aprile 2020 4 Spi r i tual i tà I due mesi trascorsi in isolamento forzato nelle nostre case, con il carico di tanta sofferenza umana per i contagiati da coronavirus, hanno modificato le nostre abitudini ed il nostro modo di organizzare e di percepire la vita. La pandemia ci ha fatto sentire più interconnessi, ma nello stesso tempo più fragili, con il rischio di contrarre anche noi la malattia. Per gli studenti in particolare vi sono stati indubbiamente dei risvolti negativi: la chiusura obbligatoria nelle proprie case ha comportato un taglio drastico dei propri impegni, delle lezioni scolastiche e delle personali abitudini sociali, con la mancanza di relazione diretta con gli insegnanti ed i compagni, senza la gioia di stare insieme, di confrontarsi, di praticare attività sportiva. Ha fatto tuttavia emergere la necessità di una didattica diversa, a distanza. Dopo i primi momenti di incertezza le scuole, dalle primaria all’università, si sono organizzate sulle varie piattaforme informatiche per ristabilire i contatti con gli alunni. È nata un’altra forma di istruzione online , per lo più obbligatoria per poter continuare e concludere l’anno scolastico: secondo i casi ed i soggetti è stata talora interessante, quando i docenti hanno saputo coinvolgere gli alunni, dedicando anche un tempo specifico al dialogo ( question time ), ma anche noiosa per mancanza di contatto fisico e diretto, soprattutto se l’insegnante parla a ruota libera, senza il supporto di powerpoint o di un testo. La tecnologia ha supplito in parte, ma ha anche un po’ desertificato gli animi; molti studenti pur riconoscendone in determinati casi l’utilità e la necessità, sentono che essa da sola non può costituire il futuro della nostra scuola: comporta limiti nell’apprendimento, dispersione e difficoltà organizzative delle lezioni tra i vari insegnanti, rallentamenti nelle verifiche e negli esami. Alcuni alunni hanno tuttavia evidenziato anche aspetti positivi in questo periodo di serrata: hanno potuto usufruire almeno nella parte iniziale di maggior tempo libero, hanno potuto fare ricerche personali, confrontarsi con se stessi, conoscere meglio le persone con le quali convivono, si sono familiarizzati con la tecnologia, comprendendo che essa avrà un ruolo sempre più importante nella scuola, anche se non sostitutivo; hanno moltiplicato i contatti virtuali con compagni e docenti attraverso whatsapp, skype, facebook, googlemeet , ecc. È risultato evidente che la tecnologia in- tegra, ma non sostituisce del tutto l’inse- gnamento. Le conseguenze sociali della pandemia saranno senz’altro gravi con la prospettiva di crisi economica e commerciale, di disoccupazione, di incertezza per il futuro. Tutti i nostri impegni associativi e pubblici di questi mesi sono stati cancellati, non siamo ancora in grado di fare programmi per i mesi estivi, facciamo fatica ad accettare l’idea di convivere - non sappiamo fino a quando - con un virus che esige determinate precauzioni e che può improvvisamente riaccendere nuovi focolai. Anche la vita ecclesiale è stata profondamente segnata. Molti credenti, che vivono il battesimo, hanno probabilmente riscoperto la propria casa e la propria famiglia come la chiesa domestica: le chiese sono per gran tempo rimaste chiuse, ma le case aperte agli stimoli della fede e della parola di Dio. Molti presbiteri con una nuova sensibilità pastorale e tecnologica hanno curato a distanza la formazione online dei vari gruppi di catechisti, di fidanzati, di sposi, di giovani, ecc., senza la necessità di dover radunare tutti nello stesso posto. Nello stesso tempo la Chiesa sente il bisogno di ristabilire appena possibile un contatto fisico e reale con i fedeli. Abbiamo bisogno di riaccogliere presto i credenti, pur con tutte le precauzioni, eventualmente con orari e tempi diversificati, soprattutto curando la salvaguardia dei nostri anziani, che sono per lo più nei giorni feriali e festivi i frequentatori abituali delle nostre S. Messe e liturgie. RIFLESSIONI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS P. Giuseppe Oddone, Consulente ecclesiastico nazionale
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