Aprile 2020
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 4 - Aprile 2020 40 scelti come metodo d’indagine e condotti separatamente con gruppi di docenti e di ge- nitori, un clima di sostanziale vertenzialità e conflittualità, una sostanziale difficoltà nel rispettare i reciproci ruoli, una difficile con- divisione degli obiettivi da raggiungere, tutti elementi che facilmente possono rischiare di mettere in secondo piano la questione più rilevante : l’interesse primario del ragazzo o della ragazza. È emersa quindi la percezione chiara di una crisi in atto che riguarda valori condivi- si, obiettivi, modelli di riferimento sia tra le generazioni (adulti/ragazzi) sia tra le cosid- dette agenzie educative. Ed è una percezione che i media inter- pretano, amplificano, diffondono. Il lavoro si corredava di una ricerca, condotta dal marzo 2016 al marzo 2017 su alcune testate nazio- nali (la Stampa, La Repubblica, Corriere del- la Sera), che, senza pretese statistiche, ha cercato di capire come in quell’anno le que- stioni della scuola fossero giunte sulle pagi- ne dei giornali: sempre più spesso notizie di conflitti, di invasioni di ruolo, di aggressioni fisiche (e sono stati volutamente lasciati fuo- ri tutti i temi che riguardavano il bullismo, anche degli studenti nei confronti degli inse- gnanti, fenomeno altrettanto inquietante). Registrando casi di scontri verbali e fisi- ci fra docenti e genitori, presunto abuso di potere da parte dei docenti, presunta inge- renza dei genitori nella carriera scolastica dei figli, cattiva e/o mancata comunicazione fra scuola e famiglie, si può ragionevolmen- te dedurre un dato che è sotto gli occhi di tutti: la diminuzione del valore e persino la percezione sociale del valore dell’esperien- za scolastica. L’istruzione e la formazione rischiano di non essere percepiti né presentati come va- lori fondativi della cittadinanza. Si avverte uno sgretolarsi dell’alleanza tra famiglie e scuola proprio in una fase in cui si radica sempre più tra i genitori la con- vinzione che la scuola debba essere in con- tinuità con la famiglia, non un luogo educa- tivo diverso, non divergente o contrastante, ma diverso perché più aperto, più plurale di quanto possa esserlo qualsiasi contesto fami- liare. È questo suo ruolo inclusivo, strategico per la democrazia, che oggi è sotto attacco. sua adozione, se si vuole fare un bilancio su quanto esso sia stato uno strumento idoneo o meno per attivare l’auspicata «unità di in- tenti» tra la scuola e la famiglia, non possia- mo rilevare una reale utilità dello strumento. Le radici della crisi di questa relazione sono infatti altrove. È assai diffusa la percezione che la scuola non costituisca più lo strumento decisivo di crescita e di promozione personale e socia- le; che il sapere «razionale», «scientifico», «sistematico», «riflessivo» tradizionalmen- te impartito nella scuola sia poco rilevante o, addirittura, irrilevante; che i saperi che valgono nel mondo del lavoro e nella vita quotidiana, anche quando sono impartiti a scuola, vengono ormai autonomamente e prevalentemente prodotti in mondi esterni ed estranei all’istruzione pubblica. Il declino motivazionale nei confronti del- la scuola affonda quindi le radici anche in questo diffuso immaginario, in questa ‘mor- bosa’ pretesa di semplificazione dei processi cognitivi. Un declino motivazionale che investe, in primo luogo, le nuove generazioni, ma che non risparmia gli insegnanti e le famiglie. I primi socialmente delegittimati, in quanto il loro originario patrimonio di conoscenze «razionali» «scientifiche», «sistematiche» è rappresentato come vecchio, noioso e, so- prattutto, separato e non funzionale. Le seconde sempre più smarrite e sempre più caricate della responsabilità che i propri figli acquisiscano gli unici saperi considera- ti necessari: quelli esterni ed estranei alla scuola, quelli che il senso comune dominan- te prescrive come gli unici veramente utili a districarsi nella vita quotidiana e nella vita lavorativa. Il declino qualitativo e il decli- no motivazionale rinviano anche ad una più generale crisi della funzione educativa e formativa dell’istruzione pubblica. Per tutta l’epoca moderna e sino alla metà degli anni settanta dello scorso secolo le cose erano andate ben diversamente. In una recente ricerca, all’interno di un più ampio progetto del CGD finanziato dal MIUR dall’allusivo titolo «La Cassetta degli attrezzi- per un’alleanza educativa scuo- la-famiglia» (anno scolastico 2016/17), ci siamo trovati a registrare, nei focus group
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