Aprile 2020

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 4 - Aprile 2020 38 centi bussano e scalpitano per il cambio e gli studenti devono correre a cambiare libro e quaderno. Questa crisi è una meravigliosa opportuni- tà per rallentare tutto, per riallineare tutto, per disegnare un orizzonte più autentico e vero. Quante volte abbiamo atteso a casa i nostri ragazzi preoccupati dell’esito del loro risultato scolastico e non invece mossi da quanto vissuto dentro la classe con i compa- gni e con i loro docenti. Quante volte abbia- mo chiesto «cosa hai preso» e non «cosa hai fatto?». Siamo tutti convinti che questa che stia- mo vivendo sia una sfida da non lasciar per- dere, che richiede un coinvolgimento di tutti. La scuola è una compagnia educativa fatta di volti e relazioni, magari faticose ma concrete, reali. La scuola non deve lasciare indietro nessuno, deve essere libera e aperta a tutti mettendo in pratica il pluralismo cul- turale ed educativo. Tutto il mondo della scuola è in movimen- to e questo tempo ha il merito di aver aperto prospettive nuove, più autonomia, oltre che di aver confermato una scuola della forma- zione che aiuta i ragazzi a decodificare la re- altà attraverso degli strumenti diversi. La didattica a distanza è uno strumento valido, se però integrato in una didattica in presenza. Come spiegava Maria Montessori per avere qualcosa di buono a distanza devi sempre collegarti a una presenza. Come possiamo non cogliere la sollecita- zione che il docente fa al ragazzo facendolo sentire sempre più protagonista in una scuo- la sempre più basata sulla capacità di pen- siero… I nostri ragazzi sono passati da una inizia- le euforia ad una solitudine mista a noia, ge- stire infatti il tempo libero non è cosa facile, occorre imparare e guardare chi hai attorno. Occorre una relazione continua per vivere, per scoprire, per conoscersi, per imparare uno sguardo critico sulla realtà. E ciò vale sia che tu sia a casa sia che tu sia in un’aula. Vale per i ragazzi ma direi che vale ancora di più per noi adulti edu- catori. La domanda che molte volte mi pongo è proprio quella più pro- fonda: ma io come sto vivendo questo tempo? I nostri figli o alunni ci guardano e attraverso i nostri occhi leggono fatti e scelte, traffica- no per capire e trovare una speranza o la Spe- ranza dalla quale ripar- tire. Non è questione di «andrà tutto bene» ma di come io mi muovo dentro questa emer- genza che tocca affetti, relazioni, questio- ni economiche e sociali. Un mio carissimo amico cardinale spesso richiama «l’amicizia civica» e cioè il fatto che tutti noi siamo in- sieme e costruiamo, ognuno secondo il pro- prio passo, un’amicizia civica che è più di un’amicizia ma qualcosa che lascia traccia e costruisce il bene comune, il senso civico del nostro vivere. Ognuno di noi vive e passa attraverso la sua vita costruendo un pezzo di storia. Noi tutti sappiamo che «le domande» che urgono nel cuore vengono prima di una tecnica, di un sapere o una legge come san- no bene i docenti ma anche gli alunni stessi. Ma occorre darsi un tempo, un tempo per parlarsi, un tempo per aiutarsi, un tem- po per viverci in maniera più autentica. La scuola come la casa non ha mai tempo, si corre tutti i giorni dietro ad un orario, i do-

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