Aprile 2020
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 4 - Aprile 2020 37 ma istituzione, che prende corpo nelle case, quasi smaterializzata ma c’è, nei volti dei nostri ragazzi, anche quelli più menefreghi- sti all’apparenza, c’è. Esserci perché i ragazzi continuino ad im- parare, in un percorso dove sono accompa- gnati in una dinamica di impegno e respon- sabilità condivise. Noi genitori dobbiamo coltivare questo clima di stima che supporta e incornicia il lavoro del docente. La scuola è un appuntamento che tiene desto il desiderio di conoscenza, la voglia di sapere, di dialogare e di incontrare l’altro. Docenti e dirigenti preziosi in questa sconvolgente emergenza quanto i medici e il personale sanitario. Per la prima volta non sono i ragazzi che vanno a scuola ma la scuola che va ai ragazzi. Due considerazioni al riguardo: la prima riguarda il fatto che con questo «tsunami» la tecnologia a scuola invece di essere qualco- sa che sostituisce la presenza del docente, è qualcosa che ne consente la presenza. E questa è una rivoluzione. La seconda è che l’apprendimento che la lezione a distanza consente è accompagnato da emozioni po- sitive e per questo è molto efficace, non perché sia diversa la lezione ma cambia il significato: il docente dice al ragazzo:» Io ti vengo a prendere attraverso la webcam» perché mi «interessi» e mi stai a cuore edu- cativamente. Come possiamo noi genitori non essere at- tenti a ciò? cativa e li incuriosisce attraverso docenti che, seppur nella difficoltà, si sentono «più liberi» e più protagonisti. Questa pandemia è stata pro- prio uno tsunami nella scuola, e non solo, poche note ministeriali e nuovi modelli di governance , collegi docenti, didatti- ca, strategie da pensare, di fatto un reale plurali- smo educativo nei fatti. La scuola non sarà più quella di prima. Ora oc- corre studiare e conside- rare misure alternative, seppur graduali, all’isolamento domiciliare generalizzato pensando in particolare ai più piccoli. Ma cosa è la scuola innanzitutto se non un luogo di rapporto? È nell’assenza che si capi- sce il valore di tante cose date per scontato. Mi spiego, è questo ciò che improvvisamente è venuto a mancare in queste settimane: un luogo abitato, scandito da tempi e normato da regole che, lungi dall’essere costrizioni e restrizioni, sono però le forme perché la vita scorra in ordine ed in modo proficuo. Proprio come in una famiglia. All’improvviso è sal- tato tutto, oltre l’ambito scolastico, quello ricreativo, quello sportivo è quello delle pro- prie «passioni». Tutti chiusi dentro, un den- tro conosciuto, famigliare ma mai in modo così esclusivo e prepotente. Io dico che il Coronavirus ha evidenziato di cosa siamo fatti, chi siamo, cosa ci sta a cuore. Nelle famiglie dove le cose andavano bene si riscoprono magari con fatica ma con soddisfazione relazioni interessanti tra fra- telli e sorelle, madre e padre. Dove lo cose erano già complicate il «virus» le ha ulterior- mente aggravate. Quindi anche riguardo il rapporto con l’imparare e la scuola ognuno dei ragazzi ha continuato ad essere quello che era: la stes- sa dinamica applicata alla scuola. Ma la scuola in queste settimane è stata ed è per tutti un prezioso appuntamento, più o meno desiderato ma comunque prezioso. La scuola è un’istituzione, una preziosissi-
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