Aprile 2020

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 4 - Aprile 2020 16 I l momento storico che stiamo vivendo è uno di quei periodi che gli storici chiamano di «discontinuità», perché segna una linea nella storia, un tracciato che lascia il segno di un nuovo paradigma. È indicativo osservare e leggere in alto a destra dello schermo televisivo, durante la trasmissione di alcuni programmi Rai, l’e- spressione « Programma registrato prima del DPCM per il Covid 19 ». Si comprende che siamo giunti ad una fase di passaggio epocale e, come nelle date della storia si trova la sigla: a.C. e d.C. che corrisponde al Prima e al Dopo la nascita di Gesù Cristo , oggi che si annuncia una nuova era della storia umana, e siamo indotti a scri- vere « Prima e Dopo l’era del Coronavirus», come già nelle laiche e globalizzate scuole britanniche l’interpretazione delle sigle: a.C. e d. C per non offendere gli studenti di altre religioni, è stata sostituita nella didat- tica interpretativa da altri indicatori: « Prima dell’era Comune », e « Dopo l’era Comune». Come viene detto e ripetuto da studiosi, sociologi, economisti, dopo che la tragica emergenza sarà passata, osservando le tra- sformazioni, scopriremo che il Covid-19 che non ha lasciato una semplice impronta sulla sabbia, bensì ha scavato un solco profondo: la società non sarà più la stessa, le relazio- ni tra le persone e perfino il modo di salu- tarsi saranno diversi; le belle espressioni di accoglienza, dello « stare accanto » e « stare insieme», dell’abbracciarsi, del tenersi per mano rischiano di rimanere un vago e lonta- no ricordo, quasi «da cartolina». Ci ritroviamo più poveri, e non solo eco- nomicamente, ma anche perché privi della saggezza di tanti anziani, rimasti vittime del terribile male, che sono morti in solitudine, senza il conforto dei familiari ed il tradizio- nale commiato. Come diceva il filosofo tedesco George Christophe Lichtenberg « Io non so se le cose andranno meglio, quando andranno diversa- mente, ma una cosa è certa: andranno di- versamente ». Quando si uscirà dal confinamento dome- stico, imposto della pandemia causata dal Coronavirus persino il riprendere il tran tran tanto vituperato, apparirà come la cosa più bella del mondo, ma già da adesso si registra un cambiamento di stile nella relazione tra le persone, si mantengono le distanze che non sono effettivamente «sociali», bensì di distacco fisico, mentre le norme di preven- zione si trasformano in barriere per una co- municazione serena e amicale. Si alimenta la cultura del sospetto nei confronti del prossi- mo per la paura di essere contagiati. Ecco il «dilemma dei porcospini», come ha scritto Walter Veltroni: si farà fatica a stare con gli altri e, di volta in volta, si temeranno le spi- ne dell’altro. Le quattro «D»: distanziamento, dispo- sitivi, digitalizzazione, diagnosi governano tristemente la società di oggi, ma, invece di pensare a cosa ci abbia tolto il Covid-19, proviamo più positivamente a mettere in fila ciò che ci lascia e ci insegna. Abbiamo l’ine- dita possibilità di riconoscere con autentici- tà cosa portiamo in salvo di buono da «met- tere in valigia» per il nostro futuro e cosa riporteremo dai giorni che verranno. Non dimenticheremo le tre «S»: Sacrifi- cio, Solidarietà, Speranza che in questi mesi d’isolamento hanno avuto lodevoli testimo- nianze nell’operato degli eroici medici, in- fermieri, personale ausiliario e negli inter- vento generosi di tanti giovani «volontari» che hanno offerto preziosi servizi alla Co- munità, salutati come « i Santi della porta accanto». Si è registrato un fiorire di generosità so- lidale da parte di tanti cittadini, come l’ini- ziativa della «spesa pagata» o del cesto con NUOVO UMANESIMO DOPO IL CORONAVIRUS Giuseppe Adernò, dirigente scolastico, presidente emerito UCIIM Catania

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