Aprile 2020
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 4 - Aprile 2020 15 do: quello sull’identità della scuola. Una do- manda inattuale? No. Siamo sinceri, e onesti. In una parte non limitata del nostro pensiero pubblico abbiamo posto una fiducia sempre più incondizionata, lungo la seconda metà del Novecento, sulla prospettiva di portare a risoluzione tanti dei problemi dell’uomo. Lo abbiamo fatto investendo prima di tutto sui meccanismi dei patti e dei contratti so- ciali. Non lo possiamo negare, questa scelta ci ha fatto compiere enormi passi in avanti. Abbiamo creduto sulla razionalità, anche sul fronte della scuola, ed abbiamo fatto bene a crederci. Ma non ci siamo premuniti rispet- to al rischio, sempre incombente, della ra- zionalizzazione. Così facendo, abbiamo tra- scurato l’esigenza di attrezzarci nei confronti della sorpresa, dell’inatteso (per dirla con Edgar Morin), abbiamo insomma sottovaluta- to l’esigenza di impegnarci a definire patti e contratti con la natura (per dirla con Michel Serres). Abbiamo creduto tanto nella vita, ma l’abbiamo fatto fino al punto di rimuovere il tema della morte all’interno dei nostri oriz- zonti di pensiero. Parlo della morte di certe idee. Anche di certe idee di scuola, di istru- zione, di educazione. A questo punto dobbiamo avere la forza di chiederci: l’istituzione scolastica che abbia- mo ereditato, consolidato e difeso, con tutti i suoi difetti ma anche e soprattutto con le sue sicurezze, è in grado di dotare noi e chi verrà dopo di noi, in primo luogo chi è già con noi, degli strumenti culturali, tecnici e spirituali necessari per far fronte a questa inaspetta- ta, e non provvisoria, non emergenziale con- dizione esistenziale, una volta che il velo o meglio la coperta di quelle che un tempo ve- nivano etichettate come le «magnifiche sorti e progressive» hanno mostrato squarci così irrimediabili? possiamo ridurci a ripensare la scuola per quanto riguarda la sua organizza- zione interna, la didattica, o anche dobbiamo proporci di ripensarne l’assetto culturale? e, nel caso che la risposta a questa necessità di rivedere il cosa e il come della formazio- ne scolastica possa essere positiva dobbiamo considerare come alleati o come ostacoli le tecnologie digitali e di rete, ovvero i mondi dove si legge e scrive e si fa di conto, come avviene nel mondo della stampa, ma anche si ascolta, si vede e si fanno cose? di aspettare che sia viale Trastevere a dirci come tutto questo dovrà avvenire, limitando- ci poi a bocciarne o promuoverne il contenu- to. Dobbiamo metterci ora nelle condizioni di orientarla, quella decisione, e di farlo in ter- mini politici. Dico «politici», non «partitici», e credo di non aver bisogno di spiegare il per- ché. Naturalmente, non possiamo far scende- re in campo i nostri sogni, dobbiamo invece far valere, qui ed ora, considerazioni e piani d’azione che siano il più possibile realistici. Perché, realisticamente, il decisore politico sarà costretto, questa volta, a definire piani concreti di azione e non a scrivere un ulte- riore paragrafo del libro dei sogni. Se saranno limitati, quei piani, non potremo far valere i nostri sogni ma dovremo giocare le nostre obiezioni, cioè le risposte che già ora ognuno di noi dovrebbe mettersi in grado di dare, as- sumendo un «compito di realtà» impegnativo come questo: ossia, come sdoppiare (o rad- doppiare) spazi e tempi della scuola per con- sentirne l’apertura mantenendo contempora- neamente il vincolo del distanziamento, per l’anno scolastico che viene, senza peraltro poter fare affidamento alle risorse economi- che e alle soluzioni di innovazione normativa che sarebbero necessarie al fine di realizza- re per bene un compito così impegnativo. In termini più crudi, il tema in classe, davvero da maturità, che tutti dovremmo impegnarci a svolgere, qui e adesso, è: «Tenendo conto delle limitate risorse economiche disponibili e dell’impianto gestionale e amministrativo cui risponde l’esercizio delle attività scolasti- che, si indichi cosa è utile e necessario fare al fine di rendere positivamente ed efficace- mente praticabile l’anno scolastico 2020/21». Scadenza per la consegna dell’elaborazione: il più presto possibile. Passo ora alle considerazioni per il lungo periodo. Qui, sia chiaro, non possiamo muo- verci pensando solo a viale Trastevere e nem- meno possiamo farlo mettendoci in attesa davanti Montecitorio o Palazzo Madama. Su questo terreno non abbiamo altri interlocuto- ri che noi stessi. Il compito che ci aspetta è infatti ben più gravoso né è possibile trovare, attorno a noi, chi l’abbia già svolto. Si trat- ta di accettare che la realtà delle cose che stiamo provando, nella loro drammaticità, ponga, a noi stessi, un interrogativo di fon-
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