Aprile 2020
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 4 - Aprile 2020 14 A ccolgo volentieri la vostra richiesta di prender parte ad una riflessione generale sui grossi problemi che la pandemia del coronavirus pone alla scuola. Lo faccio, però, anteponendo due considerazioni: con una chiarisco che scrivo queste note quando ancora siamo nel pieno della prima fase, con qualche difficoltà a de- finire con sicurezza i tempi e i modi della se- conda fase; con l’altra dichiaro che, per una scelta etico-politica che mi auguro verrà via via compresa, colloco queste mie considera- zioni più nello spazio delle domande che in quello delle risposte. Mi spiego. Abbiamo a che fare con tre ordi- ni di problemi, almeno per quanto riguarda la loro qualificazione temporale (per altre quali- ficazioni gli ordini sono molti di più): problemi attuali, problemi di medio periodo, problemi di lungo periodo. Ecco il perché della prima precauzione. Dico subito che su molti problemi attuali la scuola sta egregiamente lavorando, oggi, con la DaD. «Egregiamente» non significa che tutto vada assolutamente bene. Tutt’altro, si- gnifica soltanto che ognuno oggi sa cosa deve fare. Che poi lo faccia bene o male, è un altro discorso. Comunque tutti possono vedere se quel che si fa funziona, ed entro quali limiti. Questo deriva dal fatto che a livello politico è stata fatta per tempo una scelta, quella di chiudere le scuole a aprire la DaD, una di- rettiva strategica che ha impegnato la scuola tutta. Che poi sia stata scelta felice oppure no, che sia stata ben gestita e amministrata oppure no sono questioni che avremo modo di affrontare, quando ci sarà tempo e voglia di effettuare un bilancio ed individuare le responsabilità per le manchevolezze nonché riconoscere i meriti per le riuscite. Non sono operazioni che possiamo fare ora. Altre ur- genze premono. Si sarebbe tentati di proporre analogo ra- gionamento per i problemi di medio periodo, dunque per la cosiddetta fase due, che signi- fica l’anno scolastico 2020/21, quando cioè ci si dovrà industriare ed adattare a convivere con il virus. È evidente che dovrà essere il decisore politico a individuare e mettere in pratica una linea di intervento. È altrettan- to evidente che quella linea non potrà essere tanto rigida da prevedere e controllare tutti gli aspetti della vita quotidiana delle scuo- le. Orienterà in una direzione piuttosto che in un’altra, stabilirà delle condizioni non ag- girabili e sarà più flessibile su altre. Dunque sull’insieme di questi problemi della fase due, presumibilmente quelli che ci impegneranno operativamente dal prossimo autunno, dob- biamo confrontarci già ora che siamo all’i- nizio della primavera, e mettere sul tavolo idee, progetti, esperienze. Un po’ per influ- ire, se possibile, sulla decisione, un po’ per prepararci a svolgere al meglio la parte che ci spetterà. Insomma, già nell’attuale fran- gente, non possiamo non porci e impegnar- ci a rispondere, noi stessi, all’interrogativo sul come potrà o potrebbe essere la scuola «mista» della presenza e della distanza. Né, ragionandoci, possiamo evitare di mettere a frutto il precipitato personale delle pratiche che abbiamo sviluppato dal momento della chiusura delle scuole e di quanto abbiamo fatto, sia pure in zone limitate di innovazio- ne metodologica e tecnica, prima della crisi sanitaria. Ognuno di noi è chiamato a dare un contributo, in questa fase di dibattito preli- minare alla decisione, e sa di poter contribu- ire attraverso i soggetti che lo rappresentano (le associazioni) ma anche direttamente nel- le comunità cui prende parte, incluse quel- le di rete. Ecco. Dobbiamo parlare, parlarci, avendo ben fisso questo vincolo concettuale e materiale: per l’anno scolastico 2020/21 la scuola sarà mista, in presenza e a distanza, in aula e in rete. Non possiamo permetterci UN TEMA E UN PROBLEMA DEL DOPO CORONAVIRUS Roberto Maragliano, già Università Roma Tre
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