3-4 Marzo-Aprile 2025

5 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2025 caratterizzata da un intenso lavoro culturale di carattere prevalentemente umanistico, orientato alla composizione in latino di testi poetici ed in prosa. È sostenuto in questo da una sincera amicizia e ammirazione per il Petrarca che lo stimola e lo rassicura. Si adopera anche per l’introduzione dello studio del greco antico in Firenze. Comprende la grandezza poetica di Dante, ne diffonde l’interesse con il Trattatello in laude di Dante e con Le esposizioni sopra la Comedia di Dante riguardanti i primi 17 canti dell’Inferno. I fiorentini lo stimano e gli affidano varie missioni diplomatiche importanti presso principi italiani e lo stesso imperatore. È inviato come ambasciatore ad Avignone presso il papa Innocenzo VI nel 1354. Nel 1359 diventa clericus e riceve o forse ha già ricevuto gli ordini minori: il papa gli concede infatti la dispensa perché possa ricevere tutti gli ordini ecclesiastici e un beneficio, anche se a questo è unita la cura d’anime. Nel 1361 rinuncia di succedere ad Avignone come segretario apostolico del Papa a Zanobi da Strada, suo personale amico, nel 1367 è ancora inviato a Roma dal papa Urbano V; il suo vescovo di Firenze gli affida poi alcuni incarichi per amministrare e regolare alcune eredità. La sensibilità religiosa del Boccaccio si accentua ancora dopo il 1362, minacciato di dannazione eterna dal monaco certosino Pietro Petroni, morto in fama di santità. Fu preso da scrupoli religiosi tanto da sconsigliare nell’ultima fase della sua vita la lettura del Decamerone. Nel suo testamento scritto un anno prima della sua morte il Boccaccio accenna anche agli oggetti religiosi che teneva in casa: le reliquie, tra cui un reliquia della croce di Cristo, una statuetta della Madonna in alabastro, un quadretto della Madonna con il bambino in braccio. Ormai sofferente e malato lasciò questa vita terrena nella sua casa di Certaldo il 21 dicembre 1275. Aveva dettato lui stesso in quattro esametri latini l’epitaffio da scrivere sulla sua tomba, fiducioso nella salvezza eterna, sicuro Offeso spesso la tua maiestade: Or mi ravveggio, come tu permetti, Et di tua corte mi conosco in bando; Però, di gratia, addomando pietade. (Rime CXV) Nei sonetti rivolti a Maria si proclama da sempre devoto della Vergine Maria, con tanta fiducia e speranza in Lei. Ammira la sua umiltà che ha aperto il cielo e permesso al figlio di Dio di farsi uomo (Rime CXVII), la invoca come stella del mattino. O luce eterna, o stella matutina… Volgi gli occhi pietosi allo mio stato, Donna del cielo, et non m’aver a sdegno, Perch’io sia di peccati grave et brutto. Io spero in te e ’n te sempr’ò sperato: Prega per me, et esser mi fa degno Di veder teco il tuo beato fructo (Gesù). (Rime CXVIII) Nel sonetto CXIX che si riporta intero, implora con sincerità e fede il suo aiuto. Si sente pellegrino verso l’eternità. Maria è la stella del mare che lo guida; riconferma la sua fiducia in lei e riprende un endecasillabo del sonetto precedente: Io spero in te et ò sempre sperato. O regina degli angioli, o Maria, Ch’adorni il ciel con tuoi lieti sembianti, Et stella in mar dirizzi e naviganti A port’et segno di diritta via, Per la gloria ove sei, vergine pia, Ti prego guardi a’ mia miseri pianti; Increscati di me: tomi (toglimi) davanti L’insidie di colui che mi travia (il demonio). Io spero in te et ò sempre sperato: Vagliami il lungo amore et reverente, Il qual ti porto et ò sempre portato. Dirizza il mio cammin; fammi possente Di divenir anchor dal dextro lato Del tuo figliuol, fra la beata gente. L’impegno culturale, civile e religioso La seconda fase della vita del Boccaccio è Spiritualità

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