2 Spiritualità LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2025 GIOVANNI BOCCACCIO UN TORMENTATO CAMMINO RELIGIOSO Introduzione Nel 2025 ricorrono 650 anni dalla morte di Giovanni Boccaccio. Nel 2024 abbiamo ricordato la stessa scadenza per Francesco Petrarca, che il Boccaccio ammirava e con il quale aveva un rapporto di profonda amicizia e di corrispondenza epistolare. Diversa era tuttavia la sensibilità tra i due sia per la politica sia per la Divina Commedia di Dante: ammiratissima e studiata dal Boccaccio fin dalla prima giovinezza, guardata con distacco dal Petrarca, tanto che l’amico sentì il bisogno di inviargliene una copia, un codice a sue spese. Tutti e tre questi poeti si sono proclamati e dichiarati cristiani cattolici, con un approccio diverso alla fede. Tutti e tre segnati dal peccato: Dante smarrito nella selva oscura, Petrarca attaccato ai valori terreni dell’amore, della poesia e della gloria, Boccaccio immerso in facili avventure galanti, travolto dalla lussuria. Tutti e tre hanno sentito il bisogno di conversione, di redenzione e di perdono. Il periodo napoletano Giovanni Boccaccio nasce nel 1313 a Certaldo o a Firenze dalla relazione di suo padre Boccaccino di Chelino, agente della compagnia mercantile dei Bardi, con una donna della quale non sappiamo nulla. Fu legittimato dal padre, prima che contraesse un regolare matrimonio con un’altra donna fiorentina, intorno al 1319, imparentata con la famiglia della Beatrice dantesca. Il padre intuì le doti intellettuali del figlio, lo avviò agli studi con l’intenzione di farne un mercante. Nel 1327 quando il Boccaccio aveva 14 anni lo condusse a Napoli, ma gli affari economici, commerciali, bancari e gli studi giuridici presso la locale università non gli erano congeniali. Sentiva in sé, connaturata fin dal grembo materno, una vocazione poetica e narrativa. Trascorse a Napoli, capitale commerciale di tutto il Mediterraneo, ove confluivano oltre alla cultura italiana quella francese, quella araba e bizantina, tredici anni, quelli della sua formazione, dal 1327 al 1340. Frequentò l’ambiente raffinato della corte di Roberto d’Angiò, centro di rigogliosi e fervidi studi letterari. Vorace assimilatore degli stimoli culturali del tempo, il giovane Boccaccio fu essenzialmente un autodidatta nello studio dei classici latini, degli scrittori delle lingue romanze, dei poeti del dolce stil novo. Ma fu anche un attento osservatore che amava la vita, l’ambiente spensierato e voluttuoso della corte, ed osservava nello stesso tempo come si svolgeva la brulicante esistenza del popolo. Furono anni felici caratterizzati anche da varie esperienze amorose e da opere che esaltano il culto di Venere, ossia la forza istintiva dell’amore. A Napoli il Boccaccio incontrò ed amò Fiammetta, la donna che fu per lui ciò che Laura fu per il Petrarca e Beatrice per Dante. Per il giovane Boccaccio non fu solo un simbolo, ma un’appassionata esperienza amorosa, traduzione poetica di una vicenda intensamente vissuta, una sintesi delle avventure, delle esperienze e anche delle delusioni e dei tradimenti sentimentali che avevano caratterizzato la sua giovinezza. Il Decamerone Tornato a Firenze, costretto ad una vita muta, oscura e triste negli uffici della contabilità paterna, rimpiange le delizie mondane della corte di Napoli; nello stesso tempo sonda se vi Padre Giuseppe Oddone, Consulente ecclesiastico nazionale UCIIM 2
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