La Scuola e l'Uomo - n. 3-4 - Marzo-Aprile 2022

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIX- Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2022 15 catechisti e che sperimentavo come studenti attenti e diligenti- un loro (almeno apparente) disinteresse ad impegnarsi in questo tipo di operazioni intellettuali. Mentre, dal mio punto di vista, che uno studente anche impegnato nei gruppi cattolici non senta l’interesse ad approfondire certe posizioni religiose dantesche, o il rapporto fra il senso del Trascendente ed il materialismo leopardiano, oppure a studiare meglio le forme storiche del rapporto fra Chiesa e potere di volta in volta emergenti nella storia europea, tutto ciò mi sembra più preoccupante del fatto che non scelga di frequentare l’insegnamento di religione cattolica. La mia è forse una provocazione. Vorrei però rimarcare -attraverso questa affermazione dal tono forse provocatorio- la verità di ciò che diceva Paolo VI lamentando la frattura fra Vangelo e cultura come uno dei più gravi rischi cui è esposto lo stesso cattolicesimo. Né vorrei -certamente- farne una «colpa» per lo studente. Si tratta piuttosto di un problema educativo più generale, che chiama in causa gli educatori adulti ancora prima degli studenti. A livello degli abiti comportamentali, vi è poi tutta quella vasta opportunità consistente nell’esercitare una dimensione di disponibilità agli altri (da parte di studenti e personale adulto docente e non) e di apertura alla crescita. Occorre garantire elementi prevalenti di umanizzazione (negli anni di ipertrofia della tecnologia). Vi è quindi il livello della partecipazione agli strumenti previsti dagli ordinamenti attuali della scuola (come i consigli di classe e di istituto), per altro da riformare. In questa dimensione anche i genitori cristiani potranno avere un ruolo importante, collaborando con la scuola e non certo rivestendo quelle vesti di primi «avvocati» e «sindacalisti» dei figli che spesso oggi molti genitori invece tendono a rivestire: i nostri ragazzi devono essere aiutati a rivendicare sì i loro diritti, ma sempre insieme all’assunzione piena dei loro doveri e senza facili e pretestuose scorciatoie. Occorre ricostruire un circuito virtuoso scuola – famiglia (in anni in cui sta crescendo invece costantemente il contenzioso). Infine, vi è il livello della diretta testimonianza esplicita. Può realizzarsi nell’impegno in associazioni professionali (AIMC, UCIIM) o segnata dal Maestro con quel suo «a Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio». La distinzione fra Dio e Cesare ci insegna ad avere il senso della distinzione degli ambiti, secondo la lezione di Maritain e di altri. E quello della Scuola (come quello della politica, dell’economia, …) è oggi un ambito tipicamente «secolare». Il cristiano vi è inserito non per «consacrarlo» e deve rispettarlo nella sua autonomia laica. Naturalmente, però, è altrettanto vero che -come si diceva sopra- egli non può cessare di essere di stesso o «mettersi fra parentesi» in alcuni momenti o luoghi o tantomeno nascondersi per viltà o paura di essere compromesso (come faceva quel personaggio del uovo Testamento, Nicodemo, che andava da Gesù di notte per non farsi vedere); pertanto non può nascondere la sua identità o omettere la sua testimonianza. Questo è il difficile equilibrio da perseguire. Può sembrare un ragionamento artificioso, astratto. Meglio allora un esempio concreto. Iniziare l’anno scolastico con una celebrazione liturgica può essere una cosa bella; ma sarebbe sbagliato prevedere un simile momento durante l’orario di lezione chiedendo alle scuole di assumerlo come proprio; sarebbe invece interessante proporlo per il pomeriggio alla libertà di tutti i cristiani che operano nella Scuola e di tutti coloro che desiderano partecipare. Nel primo caso si chiederebbe un privilegio, nel secondo si offrirebbe una testimonianza. L’esempio concreto è anche una concreta proposta operativa per la nostra diocesi e per le nostre scuole. Dunque, a livello degli abiti intellettuali, si tratta di cercare possibili tracce dell’apertura al Trascendente all’interno degli oggetti di studio (evitando naturalmente forzature o cortocircuiti interpretativi), oppure di approfondire i segni che l’esperienza del cristianesimo ha generato dal punto di vista storico-culturale, come anche di offrire una prospettiva di lettura cristianamente ispirata sulle questioni sollevate dalla attualità (ad esempio le grandi questioni di etica pubblica e di bioetica) o lasciarsi interpellare anche come cristiano dalle acquisizioni della scienza. È un atteggiamento non facile. Ricordo al proposito quanto mi colpisse spesso negativamente constatare in diversi studenti -che sapevo essere operatori parrocchiali o

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