La Scuola e l'Uomo - n. 3-4-Marzo-Aprile 2021

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVIII - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2021 7 S p i r i t u a l i t à fede da San Pietro, egli si augura di essere incoronato come poeta cristiano anche sul- la terra, nel suo bel San Giovanni, dove con il battesimo era entrato nella fede: si sente profondamente poeta cristiano, a cui Dio ha affidato la missione di migliorare il mondo, «in pro del mondo che mal vive» (Purg. XXXII, 103), allontanando gli uomini dalle miserie di questa vita per condurli alla felicità del Paradiso. A Dante viene ora incontro San Giacomo. Invitato da Beatrice a far risuonare in cielo il nome della speranza esaminando Dante su di essa, egli incoraggia il poeta a fissare in lui lo sguardo ed a rispondere a queste tre domande: che cosa sia la speranza, se essa infiori la sua mente e da dove gli derivi. Ma Beatrice previene Dante e risponde per lui alla seconda domanda, affermando che nes- suno nella chiesa militante, ha una speranza maggiore di quella di Dante come lo stesso San Giacomo può vedere nella luce di Dio. Proprio per questo motivo a Dante è stata concessa la grazia di venire dalla terra alla Gerusalemme celeste. Di fatto la speranza permea tutta l’opera di Dante, il suo deside- rio di un rinnovamento personale, come della Chiesa e della società: egli si sente chiamato a giudicare tutta la realtà, tutta la storia, la vicenda di ogni uomo e della società alla luce di Dio. Alle altre domande risponde Dante stesso: afferma che la speranza è l’attesa certa della gloria futura, prodotta dalla grazia divina e dai meriti acquisiti sulla terra. «Speme» dissi io «è un attender certo della gloria futura, il qual produce grazia divina e precedente merto. (Par. XXV, 67-69) La speranza è pertanto collegata anche alla nostra vita quotidiana, perché ti stimola a vivere sotto la luce di Dio e con intensità il momento presente in modo che sia a lui gradito. Risponde poi il poeta alla terza do- manda: la speranza è una luce che brilla nel cuore di Dante e che viene a lui da molte «stelle», ossia da molti passi della Scrittura, come dalla preghiera dei salmi di Davide che esorta coloro che conoscono il nome di Dio, si trova soltanto nella Bibbia? Dante rispon- de che se il mondo si fosse convertito al cri- stianesimo senza miracoli, questo sarebbe il miracolo più grande. La fede si inserisce nella realtà vivente del Cristianesimo che ha improntato di sé tutta la nostra storia. Essa non è disgiunta dalla speranza di purificare la Chiesa. Dante soffre per la Chiesa mondaniz- zata e vuole che essa torni alla sua santità: lo desidera ed in Paradiso (l’alta corte santa) esplode tra i beati il canto del Te Deum. Dante, invitato da San Pietro, fa ora la sua professione di fede, proferendo il suo cre- do: egli crede in un solo Dio, fonte di moto, di amore, di desiderio. Di questo mistero ha prove fisiche, metafisiche (le cinque vie di San Tommaso) e le affermazioni della Sacra Scrittura. Crede in tre Persone eterne che hanno un’unica essenza (natura) per cui si può dire: «Egli è; Esse sono (Dio è una so- stanza in tre persone oppure le tre persone divine sono un solo Dio). Di questo mistero (Dio uno e trino), che si imprime nella nostra anima, l’unica fonte è l’evangelica dottrina. Con bellissimi versi Dante conclude che il mi- stero trinitario è la sorgente, il principio da cui derivano gli altri articoli della fede, la favilla che si dilata in fiamma poi vivace. La fede è una stella che scintilla nel cielo della nostra anima. «Quest’ è ’l principio, quest’è la favilla che si dilata in fiamma poi vivace, e come stella in cielo in me scintilla». (Par. XXIV, 145 – 148) Non siamo soli nella nostra vicenda uma- na, ma una luce (la stella della fede) ci mo- stra il cammino e la meta. Pietro, l’aposto- lico lume, cantando, cinge tre volte Dante, così come all’inizio aveva cinto Beatrice, in un gioioso abbraccio. Tra Pietro e Dante c’è ora una totale sintonia ed una profonda con- naturalità: egli si sente un vero figlio della Chiesa. L’esame sulla speranza Dante dedica tutto il canto XXV del Paradiso alla virtù teologale della speranza. Dopo essere stato incoronato poeta della

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