La Scuola e l'Uomo - n. 3-4-Marzo-Aprile 2021

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVIII - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2021 35 che emerge ancora lampante è la necessità della formazione dei docenti non tanto e non solo per migliorare le competenze tecnolo- giche e le abilità ad utilizzare piattaforme didattiche e canali interattivi, ma per offrire loro percorsi in cui effettivamente innovare la didattica nella scuola, certo senza più pre- scindere dal digitale, ma anche esplorando nuove frontiere di lavoro in presenza in un modello blended che solo il docente potrà sapientemente calibrare in base al contesto e agli alunni. Le tecnologie dell’informazio- ne portano all’omologazione, ma anche alla diversificazione dei ritmi di apprendimento, di nuove esperienze, ad un uso individuale del proprio apprendere, occasione da non gettare per tornare ad una presenza che serve per la relazione, per l’emozione, per l’apprendimento condiviso. Va compreso che due ore di video sono un tempo enorme e se i docenti trasformano le loro lezioni «classi- che» in video il sovraccarico cognitivo dello studente è altamente probabile, in aggiunta, lasciare da soli gli studenti a gestire in auto- nomia una grossa mole di informazioni può generare confusione e rifiuto, quindi meglio selezionare (o produrre) informazioni mira- te, senza ridondanze o elementi accessori. Un piccolo esempio per dimostrare che si può cambiare la didattica tenendo conto del contesto e degl’interlocutori. Quanto mi ha emozionato visionare il video di quel docente di scuola secondaria che ha svolto una lezio- ne all’interno di un’area archeologica vicino casa, facendo vivere ad una classe di liceali un’esperienza «in prima persona» con pas- sione ed entusiasmo, sicuramente da rivivere al termine della pandemia. O ancora la foto documentaria di un semplice abaco costruito da un bambino di 2° primaria con pongo e legnetti a corredo di un compito autentico assegnato a distanza. Diventa sfidante per i docenti rigenerar- si nella propria funzione intellettuale verso nuove prospettive ed orizzonti. In questo quadro il ruolo del dirigente, pur tra sondaggi continui e contatti quoti- diani con le autorità sanitarie territoriali, tra domeniche passate al telefono o al pc pur di riuscire a mantenere il servizio e il diritto allo studio di tutti e di ciascuno e le rimo- stranze delle famiglie, ha dovuto, ma ancora agosto, all’avvio dell’anno scolastico nel 2° ciclo proprio per rispondere alle esigenze di contenimento del numero di alunni per classe e per Istituto, e si è ripresentata in autunno ed all’inizio dell’inverno per le scuole secon- darie di 2° e per alcune realtà regionali e territoriali anche del 1° ciclo, mentre nella gran parte d’Italia le scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di 1°, va ribadito, sono ritornate in presenza e, pur tra quarantene e isolamenti, stanno continuando una didattica in presenza e/o una didattica digitale inte- grata, che in primis, dovrebbe essere rispet- tosa della centralità dell’alunno. La DAD e la DDI hanno avuto il merito di far emergere in tutta la sua portata la neces- sità di riflettere sugli ambienti di apprendi- mento e su forme di didattica trasmissiva e ripetitiva: le scuole dopo un primo momento di sbandamento o hanno ripreso ciò che con lungimiranza avevano già iniziato a compie- re da tempo o si sono attivate con tutte le fatiche che una pandemia in atto richiedeva. Non è stato facile: c’erano scuole con piatta- forme già attive e pronte per l’implementa- zione, altre che avevano iniziato un percorso formativo prima di avventurarsi nel digitale, altre ancora che si sono aggrappate a tutte le forme tecnologiche e non, per appropriarsi nuovamente della relazione con i bambini e i ragazzi, per riprendere quella didattica che è il fulcro dell’azione della scuola, di quell’ap- prendimento formale che accanto all’infor- male e al non formale, visto che oggi si sono moltiplicate le occasioni di apprendimento, diventa l’elemento forte per raggiungere le competenze chiave europee. La scuola, in- fatti deve rispettare il proprio mandato prin- cipale: formare le nuove generazioni alla cit- tadinanza responsabile e solidale. Non è stato e non è facile trovare la strada maestra per traghettare in questa pandemia. Per un dirigente, ad esempio, dopo aver pas- sato l’estate a misurare ostinatamente aule e distanze tra i banchi, a richiedere grandi o piccoli interventi di edilizia agile, a com- prare mascherine e gel, ad individuare nuovi spazi ed accessi , ad acquistare e catalogare computer e tablet per raggiungere tutti e per dotare il maggior numero di famiglie - e nelle scuole del 1° ciclo e nelle aree più periferiche e degradate non è tutto così scontato - quello

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