La Scuola e l'Uomo - n. 3-4-Marzo-Aprile 2021

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVIII - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2021 33 fenomeni non potevano essere evitati, ma andavano quanto meno limitati il più possi- bile, soprattutto guardando al futuro. In conclusione, i problemi che stiamo ri- portando sono attuali sì, ma lo sono da tempo e probabilmente lo saranno sempre; anche se possono sembrare delle novità frutto di una situazione imprevista, essi sono al contrario congeniti alle istituzioni del nostro Paese, per quanto riguarda la scuola ma non solo. Tematiche come l’utilizzo della tecnologia come strumento didattico, la fatiscenza del- le strutture, la comunicazione sia interna che esterna alla scuola e la gestione della respon- sabilità sembrano essere nate con lo scoppio della pandemia quando sono, o meglio do- vrebbero essere, oggetto di discussione da ben prima. Questi problemi, presumibilmen- te tornati alla ribalta con l’avvento della didattica a distanza, derivano da anni di tagli e incapacità gestionale da parte di governi di natura diversa ma che hanno avuto in comune il non avere a cuore il futuro delle nuove generazioni. La didattica a distanza non è niente altro che un ennesimo ripiego diventa- to con il tempo e la disorganizzazione l’unico strumento utilizzabile. Ciò che abbiamo visto in questi mesi deve esserci di insegnamento, deve spingerci ad allontanar- ci da questa mentalità volta esclusivamente all’immediato presente e mai al futuro, e se questo non può avvenire in alto, speriamo possa avvenire in basso, in noi futuri cittadi- ni, che anche se siamo stati privati di momen- ti e risorse importanti dobbiamo impegnarci perché questo non accada a chi viene dopo di noi. Noi studenti di oggi siamo i cittadini di domani e non dobbiamo essere dimenticati. volte in una situazione di stallo e continua a farlo anche ora. L’improvvisazione compul- siva e il costante rimandare hanno generato distanziamento, non fisico, ma sociale, men- tale e di conseguenza anche economico, e come troppo spesso succede una misura di emergenza come la Dad, efficace durante la prima ondata, sta cominciando a diventare una normalità inadatta e nociva. Come detto il divario che la pandemia ha generato non tiene conto delle differenze tra i cittadini, e chi per impossibilità eco- nomiche si è trovato a dover perdere me- si di scuola durante il lockdown continua a farlo ancora oggi; inoltre non si tiene conto dell’aspetto psicologico dovuto alla man- canza di interazione, che ha avuto effetti diversi, ma ha sicuramente colpito i giovani in modo particolare. Le conseguenze, non solo del lockdown, ma anche del periodo d’incertezza ancora in corso, sono e saranno gravi soprattutto per i giovani che sono costretti a subire il nozionismo della scuola, senza il sol- lievo dell’interazione con i compagni, dello sport e dei piccoli momenti di scambio sociale della vita di tutti i giorni. Ovviamente ognuno reagisce in modo diverso: qualcuno non risentirà di queste mancanze, mentre altri ne soffriran- no alle estreme conseguenze (i suicidi e gli episodi di autolesionismo sono aumentati in maniera considerevole tra i minori, ad esempio i ricoveri per attività autolesionisti- ca sono stati circa 300 nel 2020, quasi venti volte di più rispetto alla media degli ultimi anni), ma in generale tutti avranno delle ri- percussioni sulle proprie abilità sociali e di apprendimento. Ribadiamo che forse questi

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