La Scuola e l'Uomo - n. 3-4-Marzo-Aprile 2021

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVIII - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2021 32 anche dal punto di vista dell’organizzazione e della responsabilità, sempre oggetto di un «tira e molla» istituzionale a discapito del cittadino, in questo caso studenti e personale scolastico. Ad esempio, non è stata resa nota fino a meno di una settimana dalla ripresa delle lezioni la modalità didattica che sa- rebbe stata adottata, alimentando ulterior- mente il divario comunicativo tra dirigenti scolastici, insegnanti e alunni, già piuttosto marcato. Meriterebbe un discorso a parte l’e- same di maturità, da sempre utilizzato dai ministri dell’istruzione come strumento di esposizione mediatica, e quindi soggetto a continue e complicate riforme a danno dello studente e non solo; a causa della pandemia la situazione è peggiorata ulteriormente. Nel nuovo anno scolastico è emerso che il problema a livello sanitario non era tanto la presenza in classe degli studenti, quanto la disorganizzazione a livello dei trasporti. Una volta appurato ciò, sarebbe stato opportuno regola- mentarli in modo chiaro e potenziarli, ma invece è noto che solo un terzo delle risorse economiche destinate ai traspor- ti è stato investito in questo campo, mentre i rimanenti due terzi sono stati impiegati nel risa- namento dei debiti delle varie compagnie, avviando una sostanziale ripresa dei norma- li servizi accompagnati da norme anti-Covid standard, naturalmente indispensabili, ma dall’efficacia ridotta per via delle grandi quantità di persone che utilizzano i mezzi e che hanno causato un inevitabile aumento dei contagi e il ritorno alla didattica a di- stanza totale. Ancora una volta, quindi, l’attenzione è stata concentrata su altri aspetti, come quel- lo economico e del lavoro in generale, scel- ta che sarebbe comprensibile in un periodo di profonda crisi come questo, ma che è il risultato di un disinteresse sistematico nei confronti dell’istruzione che ci ha portati più integrata è stata implementata in maniera piuttosto rapida ed è stata giustamente im- piegata durante il lockdown fino al termine dell’anno scolastico, poiché non vi erano alternative. In questa fase, la didattica a distanza ci ha reso più consapevoli dell’importanza della tecnologia, mettendo in risalto lacune gravi della scuola in questo campo, sia dal pun- to di vista della preparazione che dei mez- zi. Per quanto riguarda l’apprendimento, i limiti di un insegnamento così distaccato si sono palesati fin da subito per una questione di mutua responsabilità, sia degli alunni che della modalità stessa. Quest’ultima, infatti, abbassa notevolmente la soglia di attenzione dello studente, riduce la passione dei profes- sori nello spiegare, permette di distrarsi più facilmente e rende molto complicato fornire valutazioni attendibili. Non poter dare voti è stato un colpo troppo duro per un sistema già fragile basato fortemente su questo strumento, provocando un’im- portante riduzio- ne dei programmi, spesso non conclusi o terminati in ma- niera sbrigativa, e che causeranno pro- blemi soprattutto in futuro. L’attività da re- moto e le problematiche a esse legate erano giustificabili nel pieno della prima ondata per via della novità di una pandemia globale, ma passato il periodo estivo in uno stato di relativa tranquillità, la mancanza di un’or- ganizzazione per i mesi a venire, soprattut- to per le scuole superiori, si è fatta sentire e si è risolta in una serie di provvedimenti «all’ultimo minuto» dalla dubbia efficacia. Dopo un periodo così lungo lontano dai ban- chi sarebbe stato importante ricominciare con le idee chiare e un piano per limitare al minimo l’utilizzo della didattica a distanza, assolutamente incapace di rimpiazzare l’in- segnamento in presenza, ma la pianificazione «alla giornata» ha portato alla luce problemi

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