La Scuola e l'Uomo - n. 3-4-Marzo-Aprile 2021

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVIII - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2021 30 Dad, perché è stato un ritorno un po’ più soft nel quale i professori ci facevano un quadro della situazione. Una mia grande preoccu- pazione infatti era quella di ritrovarmi nel mese di settembre piena di verifiche su tutti gli argomenti che avevamo affrontato nella didattica a distanza dell’anno scolastico pre- cedente. In realtà i professori ci hanno fatto un ripasso sugli argomenti generali chiarendo i dubbi sulle questioni rimaste più scoperte. Il primo mese è andato avanti alternando set- timane in presenza e settimane a distanza. Finalmente in ottobre siamo tornati in pre- senza al 100% (per poco). Ho riscoperto la bellezza delle settimane in presenza, e devo dire che mi mancavano, perché dal vivo è tutto più semplice. La tec- nologia può e deve essere usata come mezzo di approfondimento e di integrazione, per cui è fondamentale investirci, ma ciò che è importante nella scuola è il contatto visivo e la vicinanza fisica. Si riconosce l’importan- za di una cosa quando non ce l’abbiamo più. Finalmente ho capito quei video in cui vede- vo bambini nei paesi più svantaggiati di noi che percorrevano ore e ore di cammino per avere la possibilità di studiare. Ho sempre criticato la scuola perché è og- gettivamente stressante se, oltre a studiare, vogliamo fare sport e uscire con gli amici, però mi manca, mi manca la normalità: po- ter andare a scuola, parlare con i compagni, scambiarsi le battute e le occhiate. Scuola non è solo il luogo in cui impari le cose, ma è il posto dove diventi cittadino, impari a stare al mondo e queste cose non si imparano solo con la didattica, ma vivendo insieme ad altre persone. Io sono stata fortunata per diversi moti- vi: ho continuato a studiare costantemente soprattutto per interesse personale, ma ho anche avuto i mezzi e il posto per farlo anche a distanza. Non sempre è così per tutti. C’è chi ha problemi di attenzione per cui non è capace di stare davanti a un computer per tanto tempo, chi ha bisogno della scuola per uscire da condizioni familiari problemati- che, chi non ha la possibilità di dotarsi della strumentazione o della rete internet, chi ha delle disabilità, chi ha necessità di appren- dere un mestiere con laboratori pratici ecc. La scuola è un diritto e deve unire, piuttosto Chiara Falorsi Ma la Dad è scuola? Questa pandemia ha cambiato il nostro stile di vita, le nostre abitudini e la possi- bilità di vivere esperienze che alla mia età sono quelle che rimangono per sempre. Una di queste è stata la scuola. Devo ammettere che prima di questa emergenza sanitaria, durante i miei anni sco- lastici dalle elementari al liceo, mi avrebbe incuriosito provare l’esperienza di fare le le- zioni a distanza, perché credevo che fosse tutto più semplice sia per noi studenti, sia per la società in generale. Alzarsi la mattina molto più tardi (soprattutto per i pendola- ri come me), avere minore ansia di compi- ti scritti e interrogazioni, minor traffico e quindi minor inquinamento dovuto agli spo- stamenti ecc. Insomma a prima vista tutto sembrerebbe giocare a favore. A marzo, con il primo lockdown , questa curiosità è stata soddisfatta, e, a essere sin- cera, la Dad mi è anche piaciuta, soprattutto agli inizi perché si trattava di una novità. Dal punto di vista didattico non mi è man- cato niente perché ho sempre continuato a studiare con regolarità soprattutto per un interesse personale. Al liceo, soprattutto dal terzo anno, ho scoperto la bellezza dello stu- dio e la gioia di imparare cose nuove: mi pia- ce l’idea di essere informata e di poter parla- re con cognizione di causa. Mi dispiacerebbe rimpiangere di non aver sfruttato al meglio quel periodo della mia vita che era dedicato quasi esclusivamente alla mia formazione. A giugno è finita la «scuola» e siamo andati in vacanza; ho passato un’estate abbastanza normale, il virus circolava poco e questo mi ha concesso di riprendermi qualche libertà che la pandemia mi aveva tolto. Con l’inizio del nuovo anno scolastico ero abbastanza in ansia perché non frequenta- vo più un’aula da marzo. Avevo il terrore di ritornare nel periodo di stress pre-covid: la scuola italiana è basata sui voti e per sentirsi gratificati bisogna avere giudizi adeguati, ma ciò crea stress in quanto la prestazione è le- gata a tanti fattori (non solo alla preparazio- ne) che potrebbero condizionare il percorso scolastico. Tutto sommato sono stata conten- ta di passare la prima settimana di scuola in

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