La Scuola e l'Uomo - n. 3-4-Marzo-Aprile 2021
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVIII - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2021 27 nare in classe per provare ancora una volta la frenesia del primo giorno e per riprendere in mano la routine quotidiana. Come tutti, ovviamente, non smetto di lamentarmi quasi ogni giorno di quanto vorrei dormire di più o di quanto non abbia voglia di fare una verifi- ca, ma in fondo mi sono sempre detta «quan- to mi piace la scuola!». Sarà anche perché da sempre i miei unici amici sono stati legati alla mia classe e, perciò, ho sempre conce- pito l’andare a scuola come la principale oc- casione per incontrarli. A questo si aggiunge anche l’interesse per molte delle cose che studio, e da qui ne deriva che per me anda- re a scuola non è una pena, quanto più un piacere. Per questo la Dad mi ha parecchio cambiato la vita. Non nego che ero felice quando hanno chiuso le scuole il 4 marzo 2020, anche per- ché avrei avuto una versione tre giorni dopo che avrei voluto posticipare senza problemi. Dopo, la chiusura è stata prolungata, prima di qualche settimana poi di qualche mese. Per quanto tutto fosse difficile, ero sempre molto positiva. Era un contesto completa- mente nuovo per tutti, non solo a livello so- ciale ma anche scolastico. Più volte ho so- stenuto che l’istruzione italiana fosse molto indietro sul piano informatico, però mai una nazione si era ritrovata a dover istruire gli studenti completamente da remoto. Il no- stro liceo si è applicato molto velocemen- te, garantendoci lezioni in modo costante nell’arco di poco tempo, anche se alcuni dei miei insegnanti hanno avuto problemi dovuti a grosse lacune in ambito informatico. Ciò che è accaduto la scorsa primavera era, co- me ho già detto, una situazione del tutto nuova, in cui l’istruzione era probabilmente una delle ultime cose a cui pensare nel caos più totale. Lo si percepiva, ed è per questo che la didattica l’ho considerata «speciale»: era fantastico che si potesse fare ciò che sia- mo stati capaci di fare, non mi sono sentita pressata perché era già tanto che tutti i pro- fessori fossero in grado di spiegare, seppur a ritmo più lento. Era come se ogni singolo giorno che passava si intuisse sempre di più un senso di rinuncia da parte della maggior parte degli insegnanti, come se ci stessero spiegando cose che già pensavano di ripren- dere brevemente a settembre. pochi risultati. Inoltre, quest’anno ci siamo organizzati, e quindi tutto è stato percepito come una sorta di «nuova normalità». Questo ha causato dei problemi. Molti docenti sono «andati avanti con il programma» e hanno cercato di «avere molti voti», come in pre- senza, mentre nel trimestre finale dell’anno scorso tutti avevano, giustamente, abbassato la guardia. Gli studenti ne hanno patito di più. Questo si vede bene nei loro contributi. Un tema ri- corrente è che la Dad è andata bene l’an- no scorso, anzi ha suscitato curiosità e in- teresse, mentre quest’anno è diventata più pesante, provoca distacco e stanchezza. La scuola della routine , quella che nelle supe- riori spesso sfocia nel nozionismo, ha preso il sopravvento, senza però la compensazione della vita sociale studentesca. C’è stato un eccesso di lezioni frontali e una certa man- canza di sfiducia dei docenti nei confronti degli studenti, meno «controllabili» in Dad. Ma seguire a distanza è molto difficile, si per- de facilmente la concentrazione quando si è soli a casa. L’alternanza di periodi a distanza e in presenza ha, paradossalmente, aggra- vato la situazione, perché in questi si sono concentrate la verifiche. Tutti questi elementi hanno comportato un degrado della situazione. Gli studenti ne risentono, sono molto stanchi. Sentono sem- pre più la mancanza della «normalità della scuola», che non è questa. La risposta può essere solo il rilancio di quello spirito aper- to e sperimentale della prima Dad: abban- donare le forme rigide e uguali per tutti, improvvisare, e cercare di costruire insieme una visione generale, invece di perderci nei dettagli delle nostre discipline. Speriamo che la lettura di queste voci pos- sa aiutarci. (Firenze, 12 marzo 2021) Giulia Boschi La Dad mi ha cambiato la vita Questa nuova realtà ha peggiorato la mia vita. Ho sempre adorato andare a scuola: so- no la tipica studentessa che già a metà luglio si stanca di essere in vacanza e spera di tor-
Made with FlippingBook
RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=