La Scuola e l'Uomo - n. 3-4-Marzo-Aprile 2021
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVIII - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2021 26 Introduzione «La scuola è un diritto e deve unire» Giulia, Giovanni, Chiara, Roberto, Enrico, Vittorio e Francesco frequentano la 4C del Liceo Scientifico «Castelnuovo» di Firenze. Pubblichiamo qui di seguito, in stretto ordi- ne alfabetico di cognome, i loro contributi sull’esperienza della pandemia e della didat- tica a distanza (1). Il 5 marzo 2020, quando le scuole sono state chiuse in tutta Italia per la prima volta nella storia repubblicana, frequentavano la terza. Ci eravamo conosciuti a settembre, all’inizio del loro triennio, in cui io insegno Filosofia e Storia. Una classe dinamica, con tante personalità interessanti, disposta a discutere. Abbiamo letto testi filosofici, di- scusso statistiche e dati sulla demografia sto- rica e l’economia pre-industriale, letto fonti storiche. La consuetudine era fare leggere i materiali in aula agli studenti, e poi chiedere loro di parlarne, a partire da brevi schede di lettura. Già alcuni di loro avevano fatto delle presentazioni. Avevamo svolto anche qualche lavoro di gruppo. All’improvviso ci siamo trovati chiusi a ca- sa. Dopo un primo momento di organizzazio- ne, ho iniziato con un ritmo blando di vide- o-lezioni sincrone, sapendo che la didattica a distanza (Dad) si gioca soprattutto sull’auto- nomia degli studenti nelle attività asincrone. Ho cercato di riprendere i miei metodi: i testi e le fonti che in presenza leggevano in aula li assegnavo prima della lezione, chiedevo che preparassero delle schede di lettura, e poi al momento del collegamento le commentava- mo insieme, discutendo e approfondendo. Ho cercato di assegnare, come «verifiche», dei brevi saggi, che richiedessero una certa ela- borazione autonoma. Ma tutto questo in una grande improvvisazione, sbagliando spesso. All’inizio c’era un certo entusiasmo, pa- radossalmente, per la nuova situazione e i nuovi mezzi. E, lo confesso, un certo senso di liberazione dalla struttura troppo rigida del trantran scolastico. Andando avanti, abbia- mo iniziato a stancarci. A maggio eravamo logorati. Nonostante tutti gli sforzi per ren- dere interattivo il rapporto a distanza, una sorta di nausea mi prendeva al momento di mettermi al computer. Avvertivo la stessa stanchezza dall’altra parte. Così, alla fine, ho deciso di chiudere l’anno con un lavoro speciale: ho chiesto a ognuno di loro di sce- gliere un argomento tra tutti quelli trattati, anche di Educazione civica (la nascita della Costituzione, la Resistenza), e di farmi un lavoro originale, tutto loro. Così ho potuto godermi, alla fine dell’anno, diversi elaborati speciali, interessanti, su Platone o Aristotele, o sulla Resistenza (uno, per esempio, con un video registrato lungo la linea gotica). Il nuovo anno è iniziato in una mezza nor- malità. Tre settimane alternate di distanza e presenza, mentre il nostro liceo cercava nuovi spazi. Poi tutto in presenza per un me- se, e dopo sono iniziate le chiusure parziali e totali note. In presenza non è stato possi- bile fare tutto quello che facevamo prima, soprattutto i lavoro di gruppo, a causa delle misure di contenimento. Ma abbiamo ripreso abbastanza bene il nostro ritmo. A distanza le cose si sono complicate e appesantite: le Linee guida sulla Didattica digitale integrata impongono un minimo di ore settimanali sin- crone. Queste però stancano molto e danno UN ANNO DI DIDATTICA A DISTANZA. LA VOCE DEGLI STUDENTI Mauro Piras, docente Storia e Filosofia, gruppo Condorcet (1) Ringrazio la redazione de «La Scuola e l’Uomo» che ha avuto l’idea di raccogliere le voci degli studenti e ha voluto pubblicare questi contributi.
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