La Scuola e l'Uomo - n. 3-4-Marzo-Aprile 2021
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVIII - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2021 21 un nutrimento relazionale. Oltre ad avere una grande rilevanza sull’autostima, sulla soddisfazione di sé, è in grado di far nasce- re nuove idee e di ampliare l’orizzonte delle nostre opinioni. Di contro l’incapacità o l’in- disponibilità a lasciarsi coinvolgere produce frustrazione che può indurre insicurezza, il rifiuto di rispettare le regole dello stare insieme per agire, magari per affrontare un compito comune. Mentre si partecipa ad un gruppo, inoltre, si valutano le idee degli altri e le proprie, acquisendo quelle che vengono definite life skills, ovvero « l’insieme di abi- lità sociali, cognitive e personali che consen- tono di affrontare positivamente le richieste e le sfide che ci riserva la vita quotidiana». La scuola rappresenta, oggi più che mai, l’ambiente ideale per l’acquisizione delle li- fe skills , ma non possiamo lasciare questo importante aspetto dell’educazione al casua- le e all’informale per il solo fatto che c’è un gruppo di pari e di adulti con i quali è neces- sario, inevitabilmente, relazionarsi in modo appropriato. A scuola si formano i bambini e gli adolescenti a pensare criticamente, a saper collaborare con gli altri, a creare e mantenere buone relazioni, a stabilire e ri- conoscere obiettivi e valutare il proprio ap- prendimento. E, come ci dice l’OMS, queste competenze si conquistano tra i 6 e i 16 anni, ma servono in tutte le situazioni, compresi i contesti lavorativi. valutativo in ambito scolastico: l ’accetta- zione . Accettare il giudizio dell’insegnante, mentre si agisce (o non si agisce per paura di sbagliare, per disinteresse, per disagi di vario tipo), è il presupposto indispensabile per la comprensione profonda: rende significativo ciò che viene proposto di fare e che deve diventare un obiettivo personale. È indispen- sabile per capire, per divenire consapevole, per cogliere i nessi, per operare dei confronti tra passato, presente e futuro, decidendo di progettarsi come persona. Se un giudizio, co- munque espresso, non viene accettato, non è suscettibile di provocare un miglioramento che si manifesta concretamente con l’auto- determinazione a percorrere il sentiero della conoscenza. Ma l’accettazione passa attraverso la par- tecipazione all’apprendimento dell’alunno/ studente e ciò può avvenire, esclusivamen- te, se si crea un ambiente d’aula di tipo laboratoriale, in cui sia possibile interro- garsi, discutere con gli altri argomentando, sperimentare, riflettere sui risultati. Il vero apprendimento si conquista se si fa un per- corso di ricerca e di scoperta; il sapere pret à porter - lezione, libro di testo, esercizi a casa - è insignificante, dunque labile ed effi- mero. Sappiamo che a rendere complessa la partecipazione degli alunni con una didattica attiva, oltre a fattori strutturali come la nu- merosità del gruppo e/o il tempo limitato, in- tervengono aspetti del carattere che rendono poco fluida la partecipazione, ostacolando la formulazione del pensiero o semplicemente la sua esternazione. Per contro, ci sono per- sone che prendono sempre la parola e che su ogni argomento hanno cose da dire, parlan- do a sproposito: non sono mossi dalla voglia di capire ma dalla necessità di rimarcare la propria presenza. Anche l’alunno conside- rato «bravo» e che tende a monopolizzare lo spazio di partecipazione può risultare un ostacolo perché impedisce agli altri- e forse anche a se stesso - di comprendere davvero. Arrivare per primi e chiedere all’insegnante se «ha indovinato la risposta» la dice lunga su certe modalità valutative, praticate a scuola, che premiano la bravura e non i processi di apprendimento autentici. Partecipare vuol dire prendere parte ad un gioco collettivo dialogando e il dialogo è
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