La Scuola e l'Uomo - n. 3-4-Marzo-Aprile 2021

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVIII - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2021 18 Una modesta premessa In questo contributo faremo alcune ri- flessioni sulla valutazione che si realizza - quotidianamente, costantemente e spesso informalmente - durante l’attività d’aula e relativo ambiente d’apprendimento. La fo- calizzazione su questa particolare fase della valutazione, che possiamo definire di con- trollo, di feedback e di supporto al processo di apprendimento e di insegnamento, non è tenuta in considerazione in nessun dispo- sitivo normativo che, invece, si concentra esclusivamente sulle valutazioni intermedie e finali. La stessa mancanza si può facilmen- te rilevare nelle recenti Linee Guida che ac- compagnano l’O.M. n. 172 del 4 dicembre 2020 che, nonostante i contenuti pedagogici e didattici di indubbio valore, di fatti non si focalizza sulle pratiche e strumenti valutativi messi in campo dai docenti mentre insegna- no, in modo formale (voti o giudizi) ed infor- male (parole e sguardi di incoraggiamento o di sanzione), per iscritto o oralmente. Questa valutazione nel contesto d’aula, che si con- cretizza hic et nunc, coinvolge emotivamen- te sia il docente che l’alunno ed è fortemen- te orientativa ed autovalutativa per l’uno e per l’altro. Di fatti, la «valutazione situata» (la definizione è nostra, coniata in analogia all’apprendimento situato che si riferisce ad una esperienza che avviene in una comunità di pratica nel contesto d’azione stesso (Lave e Wenger, 1991) assume una forte rilevan- za per il «successo scolastico» attraverso i dispositivi di ammissione o non ammissione alla classe successiva, ma soprattutto è un potente motore per la formazione della per- sona, ovvero per il «successo formativo» che la scuola è tenuta a garantire (così l’art. 1 del DPR n. 275/1999) o il suo contrario. Le Linee Guida citate, intitolate « La for- mulazione dei giudizi descrittivi nella valu- tazione periodica e finale della scuola prima- ria», riguardano soltanto le scuole primarie imponendo loro, il passaggio dai voti ai giu- dizi. C’è il rischio che questo cambiamento sia del tutto improduttivo ed anzi solleciti l’ennesima deriva burocratica dell’attività didattica e, in particolare, di tutto il proces- so valutativo. Più che di rischio si tratta di una certezza, se si pone mente al fatto che tutti i nostri istituti scolastici hanno i pro- pri siti zeppi di documenti - RAV, PdM, PTOF, Regolamenti, Piani (di inclusione, digitale, ecc.), Privacy , Trasparenza, Sicurezza…- che, di fatti, non sono neanche conosciuti dal per- sonale della scuola, poco e male concretiz- zati e spesso incomprensibili perché scritti in un linguaggio indotto in modo standardizza- to. Nelle nostre scuole è presente, da qual- che decennio, la schisi tra il «dichiarato» e l’«agito» che diventa davvero un problema rilevante quando riguarda il processo valuta- tivo che, con la valutazione di sistema intro- dotta dal D.P.R. 80/2013, mette in relazione la valutazione degli alunni - quella prodotta dalla scuola e quella realizzata con le prove nazionali somministrate dall’INVALSI - con la valutazione della qualità dell’offerta forma- tiva, nella legittima aspirazione di migliorare gli esiti formativi. In questo anello non è pre- vista, tuttavia, la valutazione degli insegnan- ti, ormai vero e proprio tabù, mentre quella dei dirigenti scolastici si è rapidamente tra- sformata in una inutile formalità. Questo quadro, di cui si può prevedere fa- cilmente il progressivo deterioramento bu- rocratico, ci conferma la persistenza di un fenomeno davvero inquietante: le riforme non sono più in grado di cambiare in meglio (un cambiamento, infatti, viene comunque LA VALUTAZIONE NEL PROCESSO FORMATIVO: FA BENE ALL’APPRENDIMENTO, FA BENE ALL’INSEGNAMENTO Ivana Summa, Dirigente scolastico - Ricercatrice e esperta formatrice

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