La Scuola e l'Uomo - n. 3-4-Marzo-Aprile 2021

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVIII - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2021 17 na dei numeri diventa sempre più popolare e seguita, anche in Italia, e mostra con orgoglio quanto è importante per la vita quotidiana di tutti noi» (8). Ma nessuno degli autori citati in preceden- za nega l’utilità pratica della matematica. E lo dimostra il dato di fatto che un secolo fa, quando non era ancora esplosa la rivoluzio- ne industriale legata alla tecnologia digitale in ogni settore della economia e della vita sociale, Gaetano Scorza sentiva il bisogno di precisare che il suo intento non fosse di mi- nimizzare l’immensa utilità sociale delle ap- plicazioni della matematica, « negar la quale – egli dice -, di fronte allo spettacolo della civiltà odierna poggiantesi sempre più am- piamente sui progressi della fisica, della chi- mica e della meccanica sarebbe lo stesso che negare la luce del sole», ma quello di eviden- ziare come non consistesse in essa «il pregio migliore della matematica». Che andava in- vece visto nel suo alto valore formativo. Riguardo al quale aspetto, ci piace richia- mare ancora una nota di Beniamino Segre che, dando la misura della statura morale dell’uomo, mette in evidenza la sollecitu- dine dell’educatore per il mondo giovanile: « E neppure conviene sorvolare sul valore altamente educativo e persino morale del- la matematica, la quale indirizza i giovani alla precisione ed alla sincerità, alla ricerca disinteressata e all’assenza dei compromes- si, lasciando loro intravedere e facendo loro apprezzare i misteriosi esaltanti legami fra pregi estetici ed applicazioni pratiche ». Una nota, questa, che, in un momento di grande difficoltà come quello che sta attra- versando il genere umano in ogni angolo del mondo, deve far considerare improponibile, anche riguardo alla didattica della matema- tica, il confronto tra la categoria dell’utile e quella che la trascende nella realtà sovrasen- sibile dell’umana natura. Che non conosce differenze di ceto e di età e non ammette discriminazioni utilitaristiche, essendo unica, assoluta e immensurabile in ciascuna indivi- dualità di questa specie. meravigliosa delle finzioni» (7). E non può essere considerato un sempli- ce caso che il poeta italiano più incline agli studi scientifici, quale fu Giacomo Leopardi, sia riuscito a dare la espressione più alta di quello che è stato il rovello più problematico del pensiero matematico: l’INFINITO. Dinanzi al quale, entrambi, il matematico e il poe- ta, sono per un verso attratti come dal fa- scino dell’ignoto ed entrambi restano inibiti o sgomenti dall’immensurabilità dell’essere proprio di una realtà che lo spirito sente a sé affine, ma da cui l’intelligenza razionale teme di essere soverchiata. Tanto che l’infi- nito attuale rimase bandito dalla matema- tica, come dalla filosofia, per secoli, mo- strando di essere – quello matematico – più una creazione della mente nella sua capacità immaginifica, che non il corrispettivo di una ineludibile necessità logica. Sull’altro lato della questione, su cui Andrea Vico, dopo avere definito la mate- matica «la scienza più astratta e formale, ma anche la più utile», aggiunge che «la discipli- (7) Questo giudizio è stato proposto come traccia della prima prova agli esami di maturità, di cui venne dato il commento nel n. 4/1996 di Nuova Secondaria. (8) loc. cit. L ’infinito

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