La Scuola e l'Uomo - n. 3-4-Marzo-Aprile 2021

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVIII - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2021 15 C on una battuta tra il serio e il faceto solevo dire: la matematica serve a far bene le cose belle e a rendere belle le cose buone. È ovvio che pochi facevano ca- so a una battuta del genere. Dato che essa era volta a imbonire una materia di studio, ostica e indigesta ai più, che con l’estetica sembrava – nella mentalità corrente – aves- se poco a che fare. Anche se ciò voleva dire disconoscere la cultura del mondo classico – della Grecia per l’appunto – in cui quello delle proporzioni geometriche era un canone che rendeva inattingibili le vette dell’arte di Fidia o di Prassitele, oltre che sommamente ammirevole la mole del Partenone. Una domanda, quella di chiedere « a che serve la matema- tica? », non nuova e inconsueta, se già venne rivolta ad Euclide da un tale a cui lo stesso Geometra, intuen- do la sua mentalità utilitarista, rispo- se facendogli con- segnare un paio di monete prima di allontanarlo dalla sua scuola. A sua volta, un illustre matema- tico della prima metà del XX seco- lo, nella eventualità di un caso analogo nella sua esperienza, avrebbe preferito risponde- re: « A niente se così ti piace, se di ciò a cui essa può servire tu mostri di non tenere al- cun conto; ma è bella e tanto basta » (1). Gaetano Scorza (1876-1939), illustre al- gebrista della prima metà dello scorso se- colo all’Università di Roma, che più d’ogni altro fece sentire a un suo illustre allievo, L. Lombardo-Radice, «la matematica come arte, come filosofia, come pensiero», con questo aneddoto personalizzato dava inizio a una conferenza tenuta per l’inaugurazione nel 1920 del Circolo Matematico di Catania su Essenza e valore della Matematica . Una conferenza svolta in garbata polemica con l’indirizzo filosofico dominante (principe B. Croce), che della matematica come pensiero non teneva granché conto. A distanza di circa mezzo secolo l’anzi- detto suo allievo, nella introduzione alle sue Istituzioni di Algebra astratta (2) , ribadirà che non avrebbe fat- to e non avrebbe continuato a fare il matematico se avesse mai pen- sato che la mate- matica fosse «solo tecnica e non an- che cultura gene- rale; solo calcolo e non anche filoso- fia, cioè pensiero valido per tutti». In linea, il suo sen- tire, con la cor- rente di pensiero ben numerosa in Italia di intellettuali approdati agli studi universitari di matematica per quella che egli chiama con Federigo Enriques « infezione filosofica lice- ale » (3). A CHE SERVE LA MATEMATICA? Giuseppe Terregino, Docente di Matematica e Fisica (1) G. S corza , Essenza e valore della matematica , in Opere scelte vol. III, Ediz. Cremonese, Roma 1962, p. 1 (2) L. L ombardo -R adice , Istituzioni di algebra astratta , Feltrinelli, Milano 1965, p. X (3) Ibidem , p. XI

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