Marzo-Aprile 2019
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVI - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2019 30 io, da Ministro della pubblica istruzione, ho considerato che per il bene della famiglie non era determinante che l'istituzione sco- lastica fosse gestita solo dallo Stato ma po- teva essere gestita anche da altri enti non statali, purché tutti si ispirassero a principi di autonomia, al diritto all'eguaglianza so- ciale e alla rimozione degli ostacoli, come prescritto dall’articolo 3 della costituzione, e purché tutti potessero accedere all’istru- zione e al raggiungimento dell'obiettivo di un’istruzione vera per tutti. quando affron- tammo, nonostante precedenti clamorosi insuccessi, il tema dell’autonomia in sede parlamentare, in sede politica, in sede di governo, in sede istituzionale conseguimmo un risultato positivo. Mi ricordo che la pri- ma sollecitazione, che riservatamente arri- vò a me come Ministro dell’istruzione, era quella di un folto gruppo di parlamentari di schieramento cattolico della maggioranza di prodi, che sosteneva che dovevamo scio- gliere questo nodo perché la possibilità del- la scuola pubblica era scritta di fatto nella costituzione. posso dire che non trovarono alcun ostacolo nel mio modo di pensare. io ne parlai anche alla forza politica a cui ap- partenevo e non posso negare di aver tro- vato una maggioranza di consensi, ancor- ché non l’unanimità, perché c'erano diffi- denze arcaiche in certa sinistra verso que- sti concetti, e quindi io ho proceduto con determinazione. guardate che la nostra costituzione, alla quale tutti siamo affezionati come ad un pezzo della nostra storia, a qualcosa che ci appartiene fino in fondo, che noi conside- riamo caratterizzante la democrazia italia- na, nella quale crediamo molto, la nostra costituzione, dicevo è stata scritta e pre- parata nel 1948, comincia ad avere la sua età. Sono un convinto assertore dell'impor- tanza della vecchiaia e anche della vitalità possibile persino ad una certa età più son- nacchiosa, sono però convinto che la costi- tuzione qualche ruga comici a presentarla e che non dobbiamo averne una visione sa- cra, la costituzione non è una Sacra Scrit- tura ed è sottoposta a giudizio della Storia. A riprova di quanto detto cito spesso l’arti- colo 51, che riguarda i diritti delle donne, che fu scritto da una Assemblea costituente in cui la prevalenza dei membri era anti- femminista e antifemminile. le donne ave- vano ottenuto il diritto di voto solo un paio d'anni prima, il nostro paese è nato in una stagione, che è durata quasi un secolo, nel- la quale le donne non avevano il diritto di votare e persino l’Assemblea costituente a stragrande maggioranza era composta di uomini con solo poche decine di donne. questa Assemblea ha scritto l’art. 51, poi nel 2003 si è dovuta fare una legge di revi- sione costituzionale per stabilire più ampia- mente i diritti delle donne, le cosiddette pari opportunità, perché all’epoca della costituente nessuno sapeva cosa fossero le pari opportunità. la democrazia va praticata con molto coraggio ma con un po’ di saggezza. per esempio per quel che riguarda le due came- re, perché ci dobbiamo tenere questo Sena- to? Sono stato in periodi diversi sia senatore che deputato, ma il bicameralismo è una istituzione totalmente inutile perché rallen- ta il percorso legislativo; gli altri paesi evo- luti dell'europa non hanno una seconda ca- mera che ha l’importanza di quella italiana, non è vero che se si hanno due camere i paesi sono più democratici di quelli che ne hanno una sola, non è questo il criterio del- la democrazia. questa stessa nostra costituzione stabili- sce energicamente che ogni cittadino ha di- ritto a un lavoro, alla pensione, alla libertà religiosa, e potrei continuare con questo elenco nel quale si stabiliscono alcuni diritti degli esseri umani in modo icastico, anzi ciascuno viene chiamato ripetutamente un diritto inviolabile . quando la costituzione parla dell’istruzione non dice che il diritto allo studio è un diritto inviolabile, nell’arti- colo 34 parla di obbligatorietà , usando un termine brutto, che allora aveva un valore perché lo Stato stabiliva che tutti dovevano studiare per almeno otto anni, ma poi l’ar- ticolo continua i cittadini capaci e merite- voli, ancorché privi di mezzi . oggi, secondo me, bisogna portare tutti all’istruzione fino all’ultimo anno, per ga- rantire il diritto al successo formativo, che si fonda sul fatto che chiunque può crescere più del suo punto di partenza perché è l’istituzione che gli garantisce questo dirit-
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