Marzo-Aprile 2019

29 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVI - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2019 AutonoMiA, peRché Luigi Berlinguer, ex Ministro della Pubblica Istruzione h o accettato con molta convinzione di partecipare a questo incontro del- l’uciiM perché se noi abbiamo l’auto- nomia come legge dello Stato questo è do- vuto alla determinazione con la quale il go- verno prodi è riuscito a farla diventare pri- ma una proposta legislativa e poi una vera e propria legge dello Stato. la matrice culturale di questa legge si può trovare in maniera consistente nell’im- pegno scolastico della tradizione cattolica, perché la tradi- zione laica o di sinistra ha su questo terreno marciato più su una linea statali- sta. penso ad esempio ad una antica diatriba tra area cattolica e area laica, che ha caratterizzato la vita scolastica italiana; tutta una componente della cultura del nostro paese, alla quale io parteci- po attivamente e fa parte della mia cultura, è stata fondamentalmen- te statalista e non è un termine spregiativo ma di conno- tazione. in altri paesi questa diatriba non esiste né è esistita; ad esempio posso citare l’olanda dove le scuole «dello Stato» sono il 30% dell’intero complesso scolastico e que- sto non perché l'olanda abbia sottovalutato l’istruzione, ma perché è più avanti di noi sul piano della diffusione della cultura. esi- stono da noi due grandi orientamenti, che sostengono l’uno la scuola solo statale e l’altro la scuola pubblica volti tuttavia en- trambi a ottenere lo stesso scopo: l'imple- mentazione dell’istruzione e del radicamen- to dell’istruzione, che sono alla base di qualunque Stato democratico. in questa tra- dizione certe forze culturali si sono orienta- te verso la scuola pubblica, per il supera- mento delle condizioni di iniquità sociale nella distribuzione della cultura scolastica. una visione progressista dell'istruzione che si basa essenzialmente sull'accesso di tutti a una istruzione con successo non solo ad una istruzione formalmente riconosciuta. non dimentichiamo che per tutto l'ottocento e l'inizio del novecento l’italia era un paese con un analfabetismo diffuso in termini rac- capriccianti rispetto ad altri paesi europei, abbiamo percorso un lungo cammino ma con ritardi che permangono. ecco perché

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