Marzo-Aprile 2019

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVI - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2019 26 su queste tre espressioni in quanto fanno parte della loro esperienza perché hanno fatto questo viaggio e se ogni giorno faran- no un pezzettino di strada verso questi tre grandi obiettivi miglioreranno non solo loro, ma anche la società e tutti vivremo meglio. dico questo perché purtroppo a venti an- ni dalla costituzione dell’autonomia scola- stica, il bilancio non può essere tutto que- sto, non so quello che dirà berlinguer, ma vi dico dal mio osservatorio, che poi è anche quello della scuola italiana e di chi ha pro- vato anche a realizzare al massimo l’auto- nomia, anche quando ero sottosegretario con letizia Moratti ministro. Ricorderete che con tutti voi tentammo di realizzare al massimo l’autonomia scolastica dei territori e di dare fiducia anche attraverso nuovi or- gani collegiali e discutiamo ancora se farli. Abbiamo bisogno veramente di fare qualco- sa di più, allora salvo eccezioni che hanno confermato l’autonomia della scelta di allo- ra, per esempio sapete che ho operato mol- to in lombardia, sono stata anche diversi anni assessore regionale all’istruzione, for- mazione del lavoro e ho cercato di attuare l’autonomia. Sapete, inoltre, che la lom- bardia ha cercato di realizzare in forme di- verse la sussidiarietà anche nella scuola. la libertà di scelta è uno dei criteri che la lombardia come Regione ha tenuto presen- te negli interventi pubblici e anche nella scuola si è molto rispettato questo criterio. Se devo fare un’analisi della scuola italiana devo dire che è rimasta sostanzialmente statalista nelle forme, perché tutte le rego- le di funzionamento, di finanziamenti, cri- teri di spese e di valutazione sono tutti del- lo Stato. in quel periodo come MiuR abbia- mo fatto modifiche costituzionali prima noi della scuola, ma siamo ancora al punto di partenza, perché il debito pubblico e i pro- blemi seri di bilancio hanno fatto sì che i vari Ministri dell’economia, piuttosto che concedere l’autonomia, abbiano cercato di centralizzare e accentrare le decisioni, so- prattutto quelle relative alla spesa. questa è la parte dell’economia, ma guardiamo quello che avviene dentro le scuole, in real- tà il Ministero e le scuole italiane continua- no a certificare percorsi con valore legale e non processi. Ricordo questa è stata la mia prima battaglia nel ’94, c’eravamo illusi di poter cambiare secondo la concezione libe- rale democratica questo nostro paese e uno dei primi disegni, proposta di legge che pre- sentai fu quella dell’abolizione del valore legale dei titoli di studio, anche ispirandomi a don Sturzo e a don Milani. Sapete bene quello che tutti questi grandi personaggi della nostra storia cattolica e cristiana han- no fatto per il nostro paese, ma non c’è sta- to niente da fare abbiamo mantenuto il va- lore legale dei titoli di studio, il titolo si è squalificato nel frattempo e nessuno ha il coraggio di dirlo. in commissione cultura ci sono state associazioni di dirigenti scolastici che sono venuti a dirci come cambiare l’ac- cesso ai percorsi universitari, soprattutto i corsi di medicina. questo perché volevano dare importanza alla valutazione dell’esa- me di Stato per l’accesso ai corsi di laurea universitari. invece io ho sostenuto che si dovesse dare più valore al processo di for- mazione e tener conto innanzitutto del pro- fitto triennale nelle materie scientifiche, tecnologiche e matematiche, e poi anche del voto finale. la scuola, che è stata chia- mata ad esprimere un parere su questi ele- menti, ha risposto che il voto dell’esame di Stato non deve pesare troppo perché viene dato in maniera soggettiva a differenza del- le diverse regioni. dunque non posso pensa- re che mettiamo in piedi un sistema di cer- tificazioni di valore legale e poi per primi non ci crediamo. Se non ci crede la scuola, ma chi ci deve credere? è una scuola che punta tutto ancora oggi secondo il modello fordista che non valoriz- za le competenze, non riesce ad effettuare il ricambio generazionale dei docenti, ma soprattutto anziché giocare di anticipo ha colpevolmente sottovalutato il digital divi- de tra docenti e studenti relegando la di- dattica digitale a intervento sperimentale a macchia di leopardo. è ora di dire basta ad un impianto che ha fatto suo tempo, che ha fallito clamorosamente sul piano della sco- larizzazione di massa e che resta un sistema costoso che crea una percentuale altissima di disoccupazione. Siamo nel mezzo di una rivoluzione tec- nologica in cui le innovazioni della scienza offrono opportunità mai viste prima,

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