Marzo-Aprile 2017

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2017 6 XXV CONGRESSO NAZIONALE TAVOLA ROTONDA Rosaria Picozzi, Presidente del Collegio dei Revisori dei Conti uscente A vuto l’incarico, senz’altro prestigioso per la qualità dei relatori invitati (ri- spettivamente del mondo studente- sco, di quello delle associazioni dei genito- ri, del mondo universitario cattolico, del Mi- nistero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e della Scuola operante nelle persone di un dirigente ed di una docente) e per la sede ove la tavola rotonda si è svolta, della conduzione di una «conversa- zione» sul tema «Quali valori per una Convi- venza Civile?», ho subito temuto che l’in- contro avrebbe potuto risolversi in una serie di affermazioni per così dire banali, in ogni caso scontate se non lapalissiane visto che tutti i presenti nell’aula dei gruppi parla- mentari, alla Camera, avrebbero già in mat- tinata ascoltato relazioni sui valori della Co- stituzione, madre di tutti quei valori che di fatto sono alla base della Convivenza Civile. Mi preoccupava anche la durata, indicata in programma, di 4 ore di dibattito! Che fare? In primo luogo, ho «rotto il ghiaccio» con i relatori circa un mese prima dell’incontro stabilito, attraverso telefonate ed e-mail: il mio scopo era innanzitutto di dare al dibat- tito l’impronta della più totale naturalezza, quasi di familiarità e, nel contempo, di ve- ridicità. Successivamente mi sono confrontata in una sorta di veloce brain-storming sui dubbi predetti predisponendomi ad ascoltare i lo- ro pareri. Infine ho chiesto loro di condividere l’im- postazione che avrei dato e che consisteva nel chiedere loro di presentare in più mo- menti osservazioni sui seguenti aspetti: in primo luogo, quali fossero i valori della C.C. nel loro sperimentato settore di apparte- nenza, successivamente quali difficoltà ri- scontravano nel vederne l’applicazione con- creta ed in ultimo quali proposte si sentiva- no di esplicitare affinché essi potessero tro- vare piena attuazione. Lo scopo di una simile impostazione era duplice perché avrebbe permesso a ciascun relatore: 1) presentare il proprio vissuto con concre- tezza e, se necessario, di parlare con passione non di... «massimi sistemi» ma di esperienze vissute, concrete, anche attraverso una critica costruttiva, propo- sitiva; 2) di mantenere quella naturalezza e sciol- tezza della conversazione che, rendendo un dibattito, pur corposo nei contenuti, lieve, riesce quindi a coinvol- gere la platea ed ad evitare il rischio... dello sbadiglio! Proprio come dovrebbe avvenire in uno dei... mi- gliori talk! Ritengo fonda- mentale, affinché giungano con chia- rezza ed efficacia i messaggi della comuni- cazione, tener presente le più semplici sue caratteristiche quali: 1) l’attenzione da porre al destinatario del messaggio, 2) l’attenzione all’uso del codice scelto nel- la consapevolezza della necessità di evi- tare qualsiasi «disturbo» nella ricezione, 3) e, perché non, l’attenzione da porre al clima in cui l’atto comunicativo deve av- venire. Ultimo ma non per ultimo, il moderatore deve saggiamente ricordare per sé la «sen- tentia» attribuita a Catone il Censore, nelle «Orationes», «rem tene, verba sequentur » base dell’ars oratoria.

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