Marzo-Aprile 2017

deboli, ai più bisognosi e consolarli e dare forza a loro. Questo è ciò che significa. Questo noi possiamo farlo senza autocom- piacimento, ma sentendosi semplicemente come un «canale» che trasmette i doni del Signore;e così diventa concretamente un «seminatore» di speranza . È questo che il Signore ci chiede, con quella fortezza e quella capacità di consolare e essere semi- natori di speranza. E oggi serve seminare speranza, ma non è facile…» (Udienza gene- rale del 22.3.2017). Per avere e seminare speranza senza au- tocompiacimenti, dobbiamo accorgerci dell’operare del- l’Onnipotente «in- sieme a» noi: acca- de allora di poter percepire le cose, le persone, gli avveni- menti, dal punto di vista di Lui, il Re- dentore dell’uomo. Ma forse lo sguar- do del cuore non è abbastanza terso e l’attenzione è di- stratta dalle tante informazioni, novità, dati da memorizza- re, preoccupazioni da affrontare, dram- mi da metabolizza- re; la dimensione virtuale rischia di sopraffare quella reale, quando diven- ta un rifugio dall’eccesso di realtà che im- pattano sul nostro limite spazio-temporale. Ci può succedere di diventare non solo su- perficiali ma anche impermeabili e ottusi: l’indifferenza è un’autodifesa istintiva ma disumanizzante, e papa Francesco segnala spesso il pericolo dell’assuefazione a questa forma di anestesia della sensibilità e della stessa coscienza. Per di più, nell’impatto con la realtà di questa terra la presenza del Risorto rischia di apparire virtuale, una mitologia cristiana rientrante nel genere fantasy, molto amato da giovani e adulti. Ma dall’allegoria occor- re passare alla fede, incontro personale con Gesù, perché tanti secoli dopo l’Ascensione siano vere per noi le sue parole: «anche chi crede in me, compirà le opere che io com- pio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre» (Gv 14,12). E come misurare e ve- rificare quel «più grandi», nelle nostre gior- nate un po’ grigie o irte di iniziative incom- piute o di insuccessi, magari proprio nel no- stro impegno di geni- tori o insegnanti che da discepoli del Mae- stro si percepiscono partecipi della Sua missione accanto a ragazzi che Lui ama e ci affida? Ogni nuo- va generazione è amata senza riserve da un Creatore che non si pente della sua opera e via via con ogni nuova na- scita riprogetta e rinnova il mondo: questa Sua fiducia è – o dovrebbe essere – il fulcro della nostra speranza. D’altra parte, se la speranza cristiana è una virtù teologa- le, non per questo essa ci esonera dal collaborare con il Salvatore mettendo in gioco tutte le nostre capacità umane – i ta- lenti evangelici – ma sempre ricordando il suggerimento di Gesù: «Quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: «Siamo semplici servi. Abbiamo fatto il no- stro dovere» (Lc 17,10). Responsabilità e gioia non si escludono a vicenda ma coesi- stono: nella pace, dono specifico del Risor- to (Gv 14,27). 5 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2017 S p i r i t u a l i t à

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